L’ORECCHIO DI DIONISIO

Le panchine di ferro al Lago di Scanno

“L’orecchio di Dionisio” è la rubrica che prende il nome dalla grotta con l’entrata a forma di orecchio d'asino, che si trova nell'antica cava di pietre, la latomia del Paradiso, vicino al teatro greco di Siracusa. La tradizione vuole che fu il tiranno Dionisio a farla scavare per rinchiudervi i prigionieri. Appostandosi all'interno di una cavità superiore, ascoltava i loro discorsi.
L’intento di questo giornale è di riportare quello che si dice su alcune questioni, senza il diretto intervento del cronista, ma che merita di essere ascoltato dalle autorità competenti.

Due giorni fa, stavamo al Lago di Scanno, seduto in una di quelle nuove panchine di ferro, all’ombra di un salice. Con lo sguardo abbiamo seguito alcune signore, che andavano verso l’imbarcadero. Si sono fermate dove ci sono tre panchine. Una di queste ha poggiato la mano allo schienale per sedersi, ma subito ha ritratto la mano, esclamando: uh scotta? Le altre del gruppo hanno toccato a loro volta le altre  due panchine, costatando che scottavano tutte. 
Mentre la nostra panchina all’ombra era bella calda, ma non scottava, le altre tre erano sotto il sole e si erano surriscaldate tanto da  respingere la seduta. 
Questo è arrivato alle nostre orecchie.
 - Non capisco come mai abbiano messo delle panchine di ferro, proprio qui sotto il sole.
- Forse non sapevano che i metalli sono buoni conduttori di calore, cioè, lo trasmettono facilmente, ed ecco perché scottano se si toccano.
- Qui è la prima volta che troviamo delle panchine di ferro  e non capisco perché le hanno poste sotto il sole.
- Le panchine che stanno fuori dovrebbero essere di legno, perché il legno è un cattivo conduttore di calore, è un isolante termico.
- Infatti, ovunque sono andata ho sempre trovato delle panchine di legno.
- Io ho in giardino delle panchine di ferro, ma sulla seduta ho posto dei cuscini.
- Forse li metteranno anche qui o ci metteranno degli ombrelloni.

Scoppia una risata generale.
Le panchine sono per la sosta, per l’attesa, ma anche per godersi il paesaggio, pensare e riflettere.