Scanno Ambiente
16 Giugno 2026, 00:02
Lago di Scanno: una sponda ben curata è il miglior invito a tornare
Roberto Grossi
Ieri mattina, lunedì 15 giugno, ho visitato il lago di Scanno, fermandomi per circa un quarto d'ora nei prati adiacenti alla chiesetta della Madonna. Il mio sguardo è caduto immediatamente sulla fitta vegetazione che sta invadendo lo spazio sottostante il camminamento: una situazione che non avevo mai notato negli anni passati. Il mio primo pensiero è stato che i gestori delle strutture turistiche avessero trascurato lo sfalcio.
Poco dopo è passato un mio conoscente, al quale ho chiesto il motivo di quella mancata cura. Mi ha spiegato che il taglio dell'erba è stato tassativamente vietato dai Carabinieri Forestali per tutelare l'avifauna. Lì per lì sono rimasto perplesso: mi è sembrato strano che i Forestali si concentrassero sulla tutela della fauna proprio in quell'area, storicamente a forte vocazione turistica, considerando che il lago vanta ben cinque chilometri di sponde.
Se lo scenario è questo, ci troviamo di fronte al classico "conflitto di gestione ambientale": da un lato la rigorosa tutela ecologica (spesso imposta da normative rigide), dall'altro la salvaguardia del paesaggio antropizzato.
Quando si frequenta una località come il Lago di Scanno, vedere una sponda ben curata è un invito a tornare. Al contrario, la crescita incontrollata di cespugli — che tra l’altro nascondono i rifiuti — dà un’immediata sensazione di abbandono e degrado.
La zona dei prati, da oltre mezzo secolo, rappresenta il vero biglietto da visita per i visitatori, nonché il motore economico per le attività locali: bar, chioschi, noleggi di bici e barche.
Sia chiaro: nulla contro i Carabinieri Forestali. Il lago ricade in una zona SIC (Sito di Importanza Comunitaria) e il loro dovere è far rispettare le leggi regionali o comunitarie che vietano il taglio della vegetazione spontanea sulle rive. Il problema è che, all'atto pratico, questo divieto assoluto si sta trasformando in un incentivo al degrado. Quella fascia incolta nasconde immondizia che i gestori dei chioschi (i quali un tempo garantivano la pulizia) oggi non possono rimuovere. In questo modo la natura non ci guadagna: si limita ad accumulare microplastiche e inquinamento visivo.
A questo punto sorge spontanea una domanda: quando partiranno i lavori per il nuovo progetto che prevede l'ampliamento della riva, cosa succederà? A rigor di logica e a norma di legge, quel progetto non dovrebbe nemmeno essere approvato.
La convivenza tra uomo e natura si costruisce con regole intelligenti, non con divieti ciechi che penalizzano chi il territorio lo vive, lo rispetta e ci lavora. In molti parchi d'Italia e d'Europa si adottano con successo i piani di gestione integrata. Invece di un "no" assoluto, si potrebbe optare per sfalci selettivi o tardivi: permettere cioè il taglio dell'erba solo in determinati mesi (lontano dal periodo di nidificazione degli uccelli) e limitatamente a una fascia stabilita, salvaguardando il decoro dell'area turistica.
Dopotutto, a essere sinceri, durante la mia sosta non ho visto né folaghe, né altri uccelli spuntare da quella mezza luna di cespugli.


