Interventi
14 Maggio 2026, 00:03
"Ci vuole un villaggio": in Irlanda i bambini crescono senza smartphone grazie a un patto tra tutti gli adulti
Eugenia Nicolosi
A Greystones, nella contea di Wicklow, hanno capito che il problema non è in assoluto convincere un bambino, una bambina, a rinunciare allo smartphone ma è convincerli quando tutti i suoi coetanei lo hanno. Per questo le famiglie e le scuole hanno pensato di mettersi d’accordo e nel 2023 le associazioni di genitori delle otto scuole primarie della zona hanno aderito a un patto, non scritto e su base volontaria: niente smartphone ai bambini fino all’ingresso alla scuola secondaria, cioè intorno ai dodici anni.
La forza del patto non riguarda solo le ore di lezione, sarebbe troppo facile: l’idea è rinviare l’arrivo dello smartphone anche a casa, nei pomeriggi, nelle chat tra compagni, nella vita di ogni giorno.
Il nome del progetto dice già molto: It Takes a Village, "ci vuole un villaggio", e fa eco al famosissimo adagio africano secondo cui per la crescita di un essere umano è necessaria una comunità intera perché la famiglia nucleare è un'invenzione fallimentare. Grazie a questo punto di partenza è successo che tutti rispettano la stessa regola e di conseguenza tutti i bambini stanno crescendo senza smartphone.
La "trovata" come anticipato sta tutta nell'aver compreso quale sia il problema centrale del desiderio di smartphone (che i bambini sviluppano ormai prestissimo): non è perché devono usarlo, perché lo vedono in mano agli adulti o perché serve loro per fare i compiti, è perché vogliono essere come i coetanei. Ma se nessun coetaneo lo possiede, non lo vogliono nemmeno loro.
Non un divieto ma una buona pratica per la crescita dei bambini
La dirigente della St Patrick’s primary school, Rachel Harper, tra le promotrici dell’iniziativa, ha spiegato che le richieste arrivavano sempre prima notando che anche bambini di nove anni cominciavano a chiedere di avere uno smartphone. Le scuole infatti avevano già introdotto divieti o restrizioni ma ovviamente non potevano che essere limitate al perimetro interno degli edifici scolastici. E chiaramente non bastava.
Il telefonino entrava nella vita dei bambini non appena mettevano un piede fuori da scuola e nei fatti la presenza dei dispositivi si rifletteva nelle conversazioni tra i piccoli anche in classe, perché parlavano di video e contenuti, innescando quei meccanismi tossici di esclusione per chi non aveva "giocato con lo smartphone" e di relativa pressione sociale.
Il cuore del patto stretto tra gli adulti del villaggio di Greystones è stato spostare il conflitto dal rapporto privato genitore-figlio al patto pubblico tra adulti. In questo modo a dire di "no" non è chi insegna o dirige dentro alle scuole, né chi segue i bambini nei pomeriggi tra sport e compiti: sono tutti gli adulti a dire di no.
Il risultato è stato subito evidente: dire di no è diventato meno faticoso perché non c'era la mamma di che invece consente di usare lo smartphone. Una madre intervistata da The Guardian ha raccontato che se tutti gli adulti vietano l'accesso ai dispositivi nessun bambino si sentirà escluso o "quello strano".
Perché ha senso crescere senza smartphone
Le ragioni dietro alla scelta degli adulti del villaggio irlandese sono quelle che ormai conosciamo a memoria: ansia, dipendenza da schermo, esposizione precoce a contenuti inadatti, cyberbullismo, perdita di sonno, difficoltà di concentrazione e problemi legati alla socialità. A Greystones hanno preso atto del fatto che lo smartphone non è un oggetto adatto ai bambini e alle bambine per molti, molti motivi. E si sono organizzati di conseguenza.
Sottolineiamo che il patto resta volontario, nel senso che nessuno fa la ronda tra le case per controllare i cassetti, nessun bambino viene messo alla gogna se i genitori decidono di dargli il cellulare. Ma la forza dell’iniziativa sta proprio nella massa critica dell'adesione: abbastanza famiglie aderenti hanno potuto cambiare l’atmosfera sociale.
Aggiungiamo che l'Irlanda in generale è più attenta al tema di molti altri Paesi: l'anno scorso il governo irlandese ha introdotto indicazioni nazionali più stringenti verso le scuole primarie che quindi devono adottare una policy per vietare l'uso e l'accesso ai telefoni durante tutta la giornata scolastica. Ma una cosa è vietare il telefono in classe, un’altra è continuare a vietarne l'uso nel resto della giornata dei bambini.. (Gedi)

