NUOVO SCEMPIO ARCHEOLOGICO A CASE PENTE

 MA LO COMPIE  LA SNAM E QUINDI NON È REATO

L’antica strada di epoca romana rinvenuta a Case Pente? Dimenticatela, non esiste più. E’ stata sepolta per sempre dalle ruspe della Snam. Quest’opera devastante e inutile nello stesso tempo, pericolosa e costosissima, cioè la centrale in costruzione vicino il cimitero di Sulmona, ha ingoiato un altro importante pezzo della nostra storia. 
Di questo capolavoro di sistematica distruzione dei nostri beni archeologico dobbiamo ringraziare, ancora una volta, il Ministero della Cultura e la Soprintendenza Archeologica dell’Aquila che hanno dato il via libera alla multinazionale del gas per compiere il nuovo scempio.
Le antiche strade romane sono protette dalle leggi che tutelano il patrimonio storico e culturale del Paese. Il codice penale punisce con la reclusione “chiunque distrugge, deteriora o comunque altera cose d’arte, di storia o di natura”. Ma, come è evidente, la legge non si applica quando a compiere il reato è la Snam.
La strada glareata, ovvero acciottolata, era venuta alla luce in seguito agli scavi di archeologia preventiva. La sua esistenza era apparsa subito incompatibile con la centrale. O meglio, la centrale non era compatibile con l’esistenza della strada. La scelta a quel punto non ammetteva alternative: o spostare la centrale (o quanto meno modificare il progetto) oppure far soccombere la strada.  
Ma nel primo caso c’era il forte rischio di sforare, e anche di molto, i tempi di costruzione della centrale e di conseguenza non incassare i 180 milioni del Pnrr garantiti dall’Europa. Così, com’era prevedibile, si è preferita la seconda soluzione, la più facile nel nostro Stato di diritto. Dove vige la legge del più forte. Dove il profitto trionfa su tutto. 
La strada romana, della quale già un pezzo era stato sepolto nei mesi scorsi, andava in direzione del Vallone Grascito, dietro il cimitero, da dove parte la via che porta al tempio di Ocriticum (Cansano), scoperto 30 anni fa durante i lavori di realizzazione del metanodotto Campochiaro – Sulmona. Con ogni probabilità, pertanto, le due strade erano collegate, e quella del Vallone era la prosecuzione di quella ora seppellita per sempre sotto la centrale. 
Si trattava forse della via Claudia Nova, che collegava Corfinium e Sulmo con il Sannio? Impossibile dirlo perché  ora non c’è più. 
L’area archeologica di Case Pente, considerata tra le più importanti del Centro Abruzzo, ormai è solo fantasia. Cancellata. Tra le perdite più gravi c’è la eliminazione delle tracce di un abitato con oltre 40 capanne risalente a 4200 anni fa, cioè all’Età del Bronzo. Una scoperta eccezionale il cui studio avrebbe consentito probabilmente di scrivere la vera storia delle origini di Sulmona. 
Presso il nostro Comune andrebbe istituito l’albo nero della vergogna e su di esso andrebbero scritti a caratteri cubitali i nomi degli ultimi due Sindaci, Gianfranco Di Piero e Luca Tirabassi i quali, con la loro ignavia amministrativa, hanno consentito alla Snam di spadroneggiare e di violentare il nostro territorio come nessun altro aveva mai osato fare prima.

                                                                                                       Mario Pizzola, p. Coordinamento Per il clima Fuori dal Fossile