Abruzzo Ambiente
14 Aprile 2026, 00:02
Dai Cervi al Patom: una gara di incompetenze
Franco Zunino, segretario AWI
CERVI. Come era stato previsto, il convegno per risolvere i problemi del sovrappopolamento di cervi in Abruzzo tentosi lo scorso 9 aprile a L'Aquila si è risolto con un nulla di fatto. Prova ne è il lungo comunicato della Confagricoltura e CIA-Agricoltori Italiani, che può sintetizzarsi in questo breve paragrafo: «gli emeriti intervenuti sono rimasti basiti dalle proposte “alternative” irrealistiche e non attuabili oltre che prive di qualsivoglia fondamento scientifico sulle azioni legali intraprese da alcune associazioni ambientaliste contro la Regione». D’altronde che ci si poteva aspettare da gente che, non amando affatto la Wilderness quale è, o dovrebbe essere intesa, se ne fregia però per riempire l’Italia e l’Europa di animali come se in una vera wilderness fossimo? Qualcuno ha presente le mandrie di cervi wapiti e di bisonti che ci fanno vedere nelle aree di wilderness del Wyoming e del Montana? Ecco, i nostri cervi sono divenuti l’equivalente: mandrie immense che a quelle scene fanno pensare. Ma da noi non tra praterie e foreste, bensì tra campi coltivati, strade e paesi! E, tanto per non farci mancare nulla, qualcuno ha presente la politica delle autorità del Parco Nazionale d’Abruzzo (e con esse gli studiosi di ultima generazione!) di far ritornare il nostro povero e “tapino” orso marsicano alla vita che fanno i Grizzly (orsi bruni) degli USA e del Canada? Anche se poi, di fatto, non scorrazzano più neppure nelle loro scarne foreste e pascoli di ciò che resta della natura selvaggia dell’Appennino, ma tra le strade, le ferrovie, i paesi e le aree agricole! Ecco, questa è la realtà dei fatti: animalismo all’ennesima potenza, che poi vuole dire, sì fare il bene degli animali (che non per nulla possono benissimo vivere anche in zoo e zoosafari e centri faunistici similari!), ma fare il male della Natura tutta, ovvero del mondo in cui dovrebbero vivere in equilibrio, ma che proprio perché non in equilibrio, la stanno devastando come devastano l’agricoltura! Ma loro se ne beano: WildAppennines in salsa nostrana! Sarà meglio che gli allevatori e gli agricoltori comincino ad attrezzarsi anch’essi alla “francese” se vogliono dare almeno la sveglia ai nostri inermi politici (e ai loro tirapiedi negli uffici tecnici!) interessati solo, da destra a sinistra, ai voti per mantenere il potere (cadreghe!) anziché a risolvere i loro problemi!
PATOM. Dopo l’annunzio di una imminente “Task Force” per salvare l’Orso marsicano, ecco che ricompare il PATOM, per anni messo nel dimenticatoio ed ora riesumato per farci… la solita pubblicazione (un "Piano d'azione 2026-2028")! Un classico dell’inefficienza italiana: quando non si sa cosa fare per risolvere un problema o gli si cambia denominazione, o si fa un convegno, o si indice uno studio o si pubblica un libro! Lo ha fatto l’ISPRA (istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), l’organismo del Ministero dell’Ambiente (con i suoi vari e continui cambi di denominazione!) che si occupa dei problemi del mondo della natura. Peccato che già dal comunicato che presenta il suddetto Piano si possa capire come le cose per il povero orso marsicano non vadano proprio bene, né potranno proseguire meglio. Vediamo tre “perle”:
1) «Le stime più affidabili indicano circa 40-50 orsi nell’area centrale.»
Dopo anni ed anni di studi e sperpero di milioni di euro in ricerche, studi e monitoraggio, le autorità non sanno ancora quanti orsi ci sono! Speriamo che presto ce lo possano dire dopo l'elaborazione dei dati dell'ultimo costoso studio per "inventariarli" che dura da troppo tempo (non è che si attende la primavera per poterli gonfiare con le - si spera tante - nuove nascite?).
2) «la stragrande maggioranza dei decessi noti è legata direttamente o indirettamente alle attività umane, tra bracconaggio, avvelenamenti, incidenti stradali o ferroviari e uccisioni accidentali durante la caccia.»
Mentono sapendo di mentire ostinandosi a parlare di “bracconaggio” quando in centro Italia un bracconaggio all’orso non è mai esistito. L’unica correttezza è l’aver distinto per la prima volta (!), a parte quanto ha più volte scritto l’AIW, che le uccisioni da parte dei cacciatori non possono qualificarsi tali, ma solo, come hanno fatto, “uccisioni accidentali durante la caccia”. Ma, allora, quali sarebbero gli atti di “bracconaggio”? Si spera che nel libro edito dall’ISPRA ci sia almeno qualche caso indicato con tanto di nome, cognome, data e località dei fatti! O per bracconaggio si vuole intendere le uccisioni di rivalsa per danni arrecati e non rimborsati?, perché non sarebbe corretto definirle bracconaggio secondo il senso comune dato al significato della parola (che infatti si abbina, giustamente e correttamente, se non a tutti a molti casi di uccisione di lupi).
3) «L’orso marsicano vive oggi in un’area relativamente ristretta, ma attorno a quel nucleo esiste un territorio molto più ampio, potenzialmente idoneo, che si estende per migliaia di chilometri quadrati nell’Appennino centrale. Eppure questo spazio resta in gran parte inutilizzato. Il problema non è quindi solo biologico, ma anche ecologico e territoriale: garantire connessioni, ridurre le barriere, rendere questi ambienti realmente accessibili e sicuri per l’orso significa offrirgli la possibilità di uscire dalla sua condizione di isolamento.».
Ma come si può sostenere una tale tesi? Chi ha mai impedito all’orso marsicano di lasciare il suo areale storico in cui era rimasto relegato? Mai nessuna barriera ne ha impedito lo sbandamento, sbandamento che infatti è cominciato a verificarsi quando nella corea area storica l'orso ha cominciato a dover affrontare il disturbo da turismo escursionistico favorito dallo stesso Parco (disturbo, peraltro, non arrecato dalla speculazione edilizia, la quale ha solo devastato esteticamente il suo paesaggio!) e poi dal lento progredire dell’abbandono dell’agricoltura e dalla riduzione della pastorizia ovina (quest’ultima anche favorita dallo stesso Parco Nazionale!) e dal "respingimento" dei tanto decantati recinti elettrificati. Le catene montagne che in Abruzzo si uniscono le une alle altre sono SEMPRE state corridoi ecologici per il libero spostamento degli animali selvatici anche senza il bisogno di istituirle in Parchi, per cui l’orso è SEMPRE stato libero di utilizzarle per spostarsi. Se non lo aveva fatto prima è stato solo perché non ne sentiva la necessità. Sono infatti stati poi i suddetti fatti negativi antropici che hanno finito per spingere gli orsi a farlo, purtroppo a loro danno e pericolo. Altro che volerlo favorire questo sbandamento per favorire la sua protezione! Una misera popolazione animale formata da soli circa 40-50 individui, anziché cercare di mantenerla in un’area ristretta dove è sempre vissuta nelle ultime centinaia di anni, che si fa?, si pretende di farla allargare, il che vuole dire far disperdere quei pochi individui rimasti, quindi riducendo le possibilità di incontri riproduttivi e mettendoli a rischio in aree dove a memoria d’uomo tutti avevano dimenticato l’orso? Perché un conto e spostare alcuni individui per creare una nuova popolazione altrove (come si fece per il Camoscio d’Abruzzo), un conto e far disperdere l’esigua popolazione rimasta! O forse che, non sapendo come arginare questo fenomeno negativo presentato come positivo, si vuole predisporre il terreno a sempre nuovi Parchi facendo credere che è con questi che si salverà l’orso marsicano? Perché, leggendo tra le righe la presentazione del rapporto, questo sembra di capire: «L’orso, però, non conosce confini amministrativi: si muove tra regioni, attraversa parchi, utilizza territori diversi. Il nuovo accordo tra Abruzzo, Lazio e Molise, insieme ai parchi nazionali e al sistema forestale, rappresenta un tentativo concreto di superare questa frammentazione, costruendo una governance più coerente e integrata.»
Ma è scienza questa? Sono autorità compenti quelle che sostengono queste cose? Ed il bello che sono cambiati i governi e le line politiche (anche all’ISPRA), ma per l’orso marsicano il risultato è lo stesso: la classica inefficienza italiana messa al potere! Forse l’errore è proprio questo, in un paese dove notoriamente non si avanza mai per meriti! Per cui non resta che rassegnarci: in Italia il problema non è la politica, ma sono gli italiani!

