Il lunedì del direttore

“Pacta sunt servanda, rebus sic stantibus”

Meditazioni metafisiche N. 2

Il brocardo o massima latina Pacta sunt servanda, vale a dire “I patti debbono essere rispettati” ha le sue radici nel diritto romano in cui la parola data, la fides, ha un valore sacro. 
Nell’analisi latina del periodo è una perifrastica passiva, usata per indicare un dovere, un obbligo a rispettare tutto ciò che si è pattuito. Il giurista olandese Ugo Grozio elevò questa massima a principio cardine nel XVII secolo, sostenendo che senza il rispetto dei patti non potrebbe esistere alcuna società umana.
La clausola, rebus sic standibus, cioè  finché non cambiano le situazioni,  non fu contemplata nel diritto romano, ma divenne implicita nel Medioevo per l'influsso del diritto canonico. 
Nel corso della storia ebbe una “vita” tormentata finché non entrò a pieno titolo nella Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 1969. Qui la clausola smise di essere un concetto vago o "tacito" per divenire una norma rigida onde evitare che gli Stati la usassero come scusa arbitraria per non rispettare gli impegni presi. 
Va detto ancora che il rebus sic stantibus va applicato con “judicio”, quando le condizioni di partenza cambiano radicalmente, quando vengono meno finalità e obiettivi programmati.
Nell’editoriale del direttore del 9 Marzo, prendendo a prestito il titolo di un opuscolo di Cartesio, chiamai le mie osservazione “Meditazioni metafisiche”. L’attributo è un termine filosofico che indica ragionamenti al di là del mondo fisico, del conosciuto, su questioni ontologiche.
Meditai sulle dimissioni da capogruppo di maggioranza del consigliere del Comune di Scanno Cesidio Giansante e sulla costituzione di un nuovo gruppo consiliare.
In queste seconde “Meditazioni metafisiche” il tema è l’etica, inerente al comportamento dei tre consiglieri che si sono separati dalla maggioranza, mantenendo un rapporto liquido.
Seguo la filosofia classica che sostiene che la metafisica e l’etica siano indissolubili.
I tre si sono candidati col gruppo “Scanno è di tutti”. Hanno aderito ad un programma e hanno stipulato con i componenti della lista un patto di unione e di condivisione dei principi fondamentali per amministrare Scanno.
Questi hanno rotto il patto. Sono usciti dal gruppo di maggioranza. Hanno fondato un loro gruppo, “Scanno per sempre”. Giansante ha dato le dimissioni da capogruppo. Ora lo è di “Scanno per sempre”. Pace, uno dei tre, è restato seduto allo scranno di Presidente del Consiglio Comunale. Venne eletto a questa carica dal gruppo unito “Scanno è di tutti”. 
Attualmente l’attuale maggioranza  è formata da due gruppi politici. Non è dato ancora di conoscere il programma del nuovo gruppo. Non sappiamo se l’ha presentato o se vorrà mantenere quello di “Scanno è di tutti”.
Le motivazioni date in Consiglio Comunale non rientrano in quel “rebus sic stantibus”. A me sembra che il programma non abbia subito variazioni. I tre hanno votato a favore tutte le delibere consiliari. Giansante ha avuto anche incarichi importanti, che gli hanno dato visibilità e credito.
Nelle “meditazioni metafisiche” di lunedì 9 Marzo ho fatto considerazioni, né sentite, né lette, ma sulla base dell’intuizione, come atto intellettuale, che Cartesio ritiene la prima forma di conoscenza. L’uscita dal gruppo di maggioranza di Cesidio fa capire che  si stia preparando alle prossime amministrative, con tempi giusti, né troppo lunghi, né troppo vicini al rinnovo dell’amministrazione comunale, favorito dalla situazione di “malumore”, che circola  nella cittadinanza di Scanno.
Egli, insieme agli altri due, ha tradito i patti e l’etica, quella personale e quella politica.
Quando si è in un gruppo succede che emergono i conflitti, i disaccordi e gli individualismi. Occorre saper risolvere queste dinamiche (di questo ne parlerò alle prossime meditazioni) per poter lavorare insieme.
Abbandonare un gruppo è un atto deleterio, soprattutto se è il capogruppo a farlo (nel nostro caso Giansante), che aveva il compito di saper guidare, di saper risolvere le dinamiche conflittuali. 
Un buon capogruppo crea occasioni perché le critiche siano costruttive e non frustrazioni per chi le subisce; un buon capogruppo costruisce situazioni di dialogo e non aspetta che siano altri a farlo.
Il “Bene” è un concetto metafisico che Platone pone nell’Iperuranio, nel mondo delle idee. Per concretizzarlo la politica deve camminare su un percorso etico, fatto di scelte e di azioni oculate, rapportandosi continuamente alle richieste della gente.
In consiglio comunale il sindaco di Scanno non ha più una maggioranza sicura. Non stia ai ricatti e la cerchi tra i consiglieri di minoranza. Anche loro vogliono il “Bene” del paese!