Valle Peligna Ambiente
11 Aprile 2026, 00:05
La Sulmona bistrattata e dimenticata
Roberto Grossi
Scendo spesso a Sulmona, che dista venticinque chilometri dal mio paese, per la spesa, per visite mediche o per questioni burocratiche. Sulmona è la città dove ho studiato dalle medie inferiori al diploma. Ho ancora buoni rapporti con qualche compagno di scuola.
Mi capita spesso di prendere la strada che dalla stazione di Introdacqua va a ricongiungersi alla Circonvallazione Occidentale.
A destra, nelle parti del canile municipale, c’è il lavatoio pubblico, ora non più utilizzato, ma che in un passato prossimo era frequentato dalle donne per il lavaggio a mano dei panni.
Lo ricordo bene, perché quando io e due miei compagni facevamo “Cavetta” (marinavamo la scuola), andavamo soprattutto nel periodo autunnale nelle campagne a sinistra del Fiume Vella, dove c’erano dei vigneti, con dei buoni grappoli di uva nera.
Dalla Circonvallazione Occidentale prendevamo la strada per il lavatoio. Prima di inoltrarci per i campi ci fermavamo lì, se c’erano già alcune donne. La scusa era quella di bere, ma le intenzioni erano ben altre. E dai sorrisi di alcune, credo che lo sapessero!
Il lavoro mi ha portato altrove e per anni non ho più visto il lavatoio.
L’anno scorso ho scoperto, prima di arrivare alla stazione ferroviaria di Sulmona-Introdacqua la strada che abbrevia il percorso per andare nella zona commerciale. Ho notato subito l’abbandono in cui versa il lavatoio, con erbe e sporcizia.
Ieri mattina, avendo più tempo, mi sono fermato per osservarlo bene e rivivere i ricordi di quelle donne che sciorinavano i panni.
Il Fiume Vella si sentiva scorrere impetuoso sotto il ponte, dopo un piccolo salto. Mi ha ricordato quando nei mesi di Maggio e di Giugno io e i miei due compagni (eravamo dei “cavettari”, imperterriti) ci facevamo il bagno in uno slargo in cui l’acqua si acquietava.
Ho scattato alcune foto, che riporto per mostrarvi la situazione di degrado.
Perché si è arrivati ad disinteresse totale di quel manufatto che rappresenta un pezzo di storia rurale e urbano di Sulmona? Non è solo un monumento, ma un simbolo della "modernizzazione" urbana a cavallo tra il XIX e il XX secolo.
Con la diffusione delle teorie igieniste nella seconda metà dell'Ottocento, i comuni iniziarono a progettare strutture coperte per prevenire malattie e migliorare il decoro urbano.
Il lavatoio non era solo un luogo di lavoro, ma un vero centro di aggregazione sociale, dove circolavano le notizie, si cantava e si discuteva della vita cittadina.
A Sulmona, la figura della lavandaia era centrale nell'economia domestica di molte famiglie popolari che vivevano nei quartieri storici circostanti.
Prima della sua costruzione, le donne lavavano i panni direttamente nel fiume Vella o nel Fiume Gizio o in altri canali che attraversavano la città.
Si trova vicino a siti di grande rilievo come la chiesetta di Santa Maria di Roncisvalle e Porta Romana che presentano elementi lapidei di valore storico. A destra e a sinistra della nuova costruzione ci sono le vestigia, con belle pietre squadrate dell’antico lavatoio e della fontana per attingere l’acqua potabile.
L’erba, la sporcizia nascondono alcuni elementi di carattere storico, come i tre mascheroni, scolpiti in pietra, situati nella gradinata a sinistra del lavatoio, con le vasche ricettacoli di rifiuti.
Lo so che i problemi di Sulmona sono tanti e più impellenti del lavatoio. Credo, però, che la storia, come ci ha insegnato il Manzoni, non è solo quella dei potenti, ma anche degli umili, e quel lavatoio è la storia delle povere donne che lavavano i panni per le nobildonne.
Ridiamogli la dignità che merita! Non è questioni di soldi (ne occorrono pochi), ma solo di buona volontà e di rispetto per la propria città.








