Villalago Interventi
29 Marzo 2026, 00:46
TEMPO D’INVERNO A VILLALAGO
Riflessioni estemporanee
Emidio Grossi
Villalago vive immersa in un tempo quasi immobile, in un fine febbraio che preannuncia già la primavera.
Le ore scivolano silenziose in un paese che appare ibernato, luogo maledetto e privilegiato (al tempo stesso) di pochi umani, sparsi tra gli essenziali esercizi commerciali e le ancora fredde panchine della piazza. Per buona parte del giorno di quei quasi cinquecento residenti non v’è traccia. Eppure fanno il paese, senza essere paesani.
Un paese sono anche le bacheche della piazza e delle sedi promozionali che ospitano locandine di eventi passati -che nessuno si è curato di rimuovere- e di quelli più attuali ed incalzanti riferite al concorso dei Borghi più belli ed all’invito a votare il Paese.
Gli amici e conoscenti a cui chiedo dell’assenza dei paesani, sottolineano, sconsolati, che generalmente non escono di casa: gli eventi che li catalizzano - è sempre una loro affermazione- sono quelli in cui c’è un qualche utile possibile: la tombola, il burraco o manifestazioni più “ leggere” mentre gli appuntamenti culturali non tirano. Tra questi sembra che i più, tra cui molti utilizzatori di psicofarmaci, ammazzano il tempo davanti a qualche schermo (Tv, tablet o cellulare che sia).
Penso al significato di questa estraneazione dalla vita vissuta.
Apparentemente sembra che in un paese di montagna in cui vi siano poche occasioni di vita, le persone siano avvezze a non distinguere e a non cogliere nemmeno quelle poche. Ma è poco più che una comoda giustificazione. Lo stesso fenomeno mi risulta presente anche in centri maggiori o nelle città, in cui le occasioni di vita non mancano per definizione. E’ solo poco evidente in quanto disperso nella moltitudine cittadina come concentrato nella scarsitudine paesana. Ma allora cosa c’è dietro questo fenomeno di isolamento dei paesani che si esprime anche in altri contesti, quali, ad esempio, il disinteresse per i riti della fede o la partecipazione disinteressata al voto, anche amministrativo ?
La rinuncia alla vita, qualunque possibilità essa vesta, è solo la conseguenza di una rinuncia, prioritaria ed originaria, allo scorrere del tempo in cui ogni vita scorre, corre o si blocca. Chi rinuncia a questa verità cade automaticamente nell’illusione che basti rinunciare a certe manifestazioni sociali (quelle della vita) per sottrarsi allo scorrere del tempo.
E davanti a schemi iperacceleranti l’illusione dominante non è forse quella di poter sconfiggere quel lento scorrere del tempo della realtà?
Ed ecco che allora la realtà non interessa più se non quando si può coglierne il vantaggio personale di una piccola vincita, di un riconoscimento soggettivo, di una apparizione amplificata. La vita di una comunità, costituita più da persone in avanti con gli anni, non interessa più anche perché finisce per essere segnata per lo più da occasioni di perdita (la scomparsa di quelle persone) che restano durature, sia per la conoscenza diretta di quelle sia perché ognuno le realizza come anticipazione, presto o tardi, della propria perdita.
Ed allora andare avanti, il vivere stesso viene associato solo alla possibilità della perdita reale. E l’unica reazione possibile e salvifica sembra quella di chiudersi nel virtuale
In questo modo, però , ci si aliena dalla verità che, comunque, il tempo scorre ugualmente anche per chi si isola dalla vita. E che ci si ritroverà con sempre meno tempo a disposizione, con quello passato realmente non-vissuto e con un presente non-più-vivibile.
Ed a chi non si ferma prima non resterà che la disastrosa allucinazione finale di poter risolvere il problema eliminando il tempo ignorando che così si consegnerà, contestualmente, al declino cognitivo.
Allora non è meglio rinunciare all’illusione falsamente dolce (virtuale) per abbracciare con gratitudine la verità sapida (reale), la consapevolezza del valore intrinseco di ogni esistenza, in ogni dove, contro chi vuole illuderci che la vita vera è quella veloce del successo, della ricchezza e del potere, che abita perlopiù nelle grandi città?

