Valle Peligna Cronaca
9 Febbraio 2026, 22:04
SIMBOLI FASCISTI IN CLASSE, INDAGATI CINQUE STUDENTI MINORENNI
Redazione
Un’indagine che mette al centro i social, la scuola e il confine fragile tra emulazione e reato. È questo lo scenario dell’inchiesta avviata dalla Procura del Tribunale per i minorenni dell’Aquila che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di cinque giovanissimi, tutti tra i 15 e i 16 anni, quattro residenti a Sulmona e uno a Scanno.
L’ipotesi di reato è pesante: propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale. Gli avvisi di garanzia sono stati notificati questa mattina dai carabinieri della compagnia di Sulmona, su disposizione del sostituto procuratore Angela D’Egidio.
I fatti risalgono all’inizio dell’anno. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i ragazzi avrebbero postato su TikTok una foto scattata all’interno di una classe di un liceo di Sulmona. Nell’immagine, due studenti compiono il saluto nazista, un altro esibisce una bandiera riconducibile all’epoca del fascismo, mentre gli altri, sempre secondo l’accusa, avrebbero agito in concorso nella realizzazione e diffusione del contenuto.
La foto ritrae in realtà un’intera classe composta da sedici studenti, ma al momento solo cinque giovani sono stati formalmente iscritti nel registro degli indagati. Una posizione che potrebbe però non restare isolata: l’inchiesta, infatti, è ancora in fase preliminare e non si escludono ulteriori sviluppi.
Nel corso delle perquisizioni effettuate in mattinata, i carabinieri hanno sequestrato i telefoni cellulari e i dispositivi elettronici in uso ai cinque minorenni, con l’obiettivo di recuperare il file video e ogni altro materiale utile alle indagini. Nel corso dell’attività è stata inoltre rinvenuta e sequestrata una bandiera nazista all’interno dell’abitazione di uno dei ragazzi.
L’operazione rientra in un più ampio filone investigativo coordinato dalla Procura per i minorenni dell’Aquila, orientato a contrastare l’incitazione all’odio e la discriminazione razziale, fenomeni che – secondo gli investigatori – trovano sempre più spazio sui social network e coinvolgono fasce di età giovanissime.
Un segnale, quello dell’inchiesta, che punta a richiamare l’attenzione non solo sul piano giudiziario, ma anche su quello educativo e sociale, in un contesto in cui gesti e simboli carichi di significato storico vengono talvolta banalizzati o usati con leggerezza, senza la piena consapevolezza delle conseguenze.

