ORSO BRUNO MARSICANO

Da 50 anni, sempre le stesse cose!

I giovani animal-ambientalisti di oggi non lo sanno, ma sono 50 anni che il WWF va diffondendo le stesse notizie allarmanti sull’Orso marsicano! Sono trascorsi, appunto, gli anni; sono cambiate le persone, sia nello staff del WWF che in quello che gestisce il Parco Nazionale d’Abruzzo, e nulla è cambiato nel metodo di approccio per la salvaguardia di questo nostro rarissimo animale (secondo l’ultimo recente appello del WWF – va da sé, per battere cassa! –: “Non possiamo permettere che l’orso marsicano sia la prima specie italiana ad estinguersi” – cosa peraltro non vera, visto che di specie italiane se ne sono estinte già diverse altre, magari poi reintrodotte, come la Lince). Tutto ebbe inizio nel lontano fine anni ’60, quando il WWF lanciò la prima campagna in difesa dell’orso marsicano, a seguito della quale chi scrive fu incaricato di condurre la prima ricerca su quest’animale. Si noti bene, prima ricerca avente lo scopo, non tanto – come oggi! – di capirne i comportamenti o gli aspetti, per così dire, etologici e biologici, ma per capire COSA SI DOVESSE FARE PER SALVARE QUEGLI ULTIMI ESEMPLARI, che allora si stimava essere circa 100. Ebbene, la ricerca fu condotta, le cose da farsi per salvare e far crescere la popolazione, furono rapportate e pubblicate. E si sollecitarono poi ancora per anni e anni. Ebbene: NESSUNO LE HA MAI MESSE IN PRATICA!  Perché contrastavano contro interessi locali e turistici. È da allora che anziché OPERARE come era stato proposto (e per saperlo si era anche speso del denaro!), le autorità e lo stesso WWF non fanno altro che continuare a lanciare appelli per salvare l’Orso marsicano, sempre con richieste di soldi per sostenerne la protezione, sia ai cittadini sia al governo sia alla poi subentrata Unione Europea: sono stati spesi, scrisse il settimanale L’Espresso qualche decennio fa in un su scandalistico servizio, oltre 13 milioni di euro in ricerche (cifra che si è poi ulteriormente gonfiata negli anni seguenti per sostenere ancora altre ricerche e studi – sempre di sola eto-biologia)! E intanto gli orsi da quella stima di 100, sono scesi ai circa 50 di oggi!  Oggi con la stessa formula di quegli anni passati (richiesta di soldi ai cittadini e di fondi pubblici) si vorrebbe riportare la popolazione a quel numero di 100 entro il 2050. Peccato che nel frattempo di quei 100 orsi che vivevano nel Parco Nazionale e nei sue ristretti circondari, oggi ne restano si e no 50, e distribuiti in mezz’Italia centrale! Una situazione DISASTROSA di cui nessuno si sente in colpa, e che anzi, per giustificarla, disinformando la gente, le stesse autorità hanno sostenuto che ciò sia una cosa buona, e che anzi gli orsi vivono meglio fuori dallo storico Parco Nazionale che non nei suoi confini! Oggi il WWF ha per l’ennesima volta rilanciato la solita campagna raccolta fondi “per salvare l’orso marsicano” e lo slogan creato è “progetto orso 2x50”, intendendo per 50 sia il numero attuale degli orsi, sia l'anno 2050. Noi crediamo che sicuramente i soldi saranno raddoppiati, che poi con quei soldi si giunga a raddoppiare il numero degli orsi, abbiamo molti dubbi! Anche perché le prospettive di spesa non toccano nessuna delle iniziative che andrebbero fatte per salvare l’orso e farlo crescere di numero, e che già il sottoscritto scrisse e rapportò alle autorità (e al WWF) 50 anni or sono. Ed anzi, a leggere bene le prospettive di spesa per cui chiedono soldi, esse fanno pensare che non poco danno si arrecherà alla popolazione residua dell’orso marsicano; come i soliti dissuasori  per allontanarli dalle strade (che gli orsi attraversano più di un tempo proprio perché si sono dispersi in mezz’Italia centrale), gli impedimenti elettrici e meccanici al reperimento del cibo di origine antropica (stazzi, stalle, pollai, conigliere, orti, campi coltivati) cosa che spinge gli orsi ad allontanarsi e disperdersi ancora di più alla ricerca delle stesse cose dove non siano protette dalle recinzioni elettriche e chiusure metalliche. Quindi facendo peggiore la situazione della popolazione con individui sempre più a rischio di mortalità per incidenti e atti dolosi da chi agli orsi non era abituato. Una dispersione che, peraltro, riduce anche la probabilità riproduttiva… ma che serve per lanciare appelli alla politica affinché vengano istituite sempre nuove aree protette… per difenderli! Quasi un controsenso, o forse lo è proprio! Ma pare che né il WWF né le autorità del Parco lo vogliano capire. E allora bisogna pensare che, come dice un antico proverbio, non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire! Un altro slogan abbinato a questa campagna è lo “scriviamo un altro futuro per l’orso”.
Ecco, NOI LO STIAMO GIÀ FACENDO, e senza chiedere soldi a nessuno! Intanto, mentre le suddette autorità si apprestano ad organizzare l’ennesima mega conferenza sull’orso, per salvare l’orso, ancora l’opinione pubblica non sa quanti orsi siano nati nel 2025. Il WWF ci aggiorna sui morti: “dal 2003 al 2024: 52 con una media di circa 2,4 decessi/anno”. Un dato che non serve a nulla, perché lo si potrebbe ricavare per qualsia specie animale sommando così tanti anni assieme, visto che quello che serve conoscere per capire in che stato sia la popolazione sono, caso mai, i nati e i morti dei soli ultimissimi anni. E invece non sappiamo neppure i nati nel 2025! Ma sappiamo almeno i morti, che sono stati 5, dei quali 2 forse anche per responsabilità indiretta (mancata prevenzione) delle stese autorità.
Ovviamente nel suddetto appello troviamo la solita citazione sugli orsi morti per “bracconaggio”: cosa che in Abruzzo non è mai esistito! Ma che asserendolo, mistificando la realtà (si tratta di uccisioni di rivalsa per danni), si approfitta per dare la colpa di tutto al solito capro espiatorio che fa molta presa sulla gente poco informata: il cacciatore! Cosa che permette però di sviare l’attenzione dai veri colpevoli per tante uccisioni, che andrebbero ricercati risalendo alle radici del problema dello sbandamento della popolazione e del perché sempre più frequentemente gli orsi vanno alla ricerca del cibo di origine antropica nei paesi, nelle stalle, negli orti e nei pollai. Ecco, forse qualcuno ha sbagliato o ha mancato in azioni e provvedimenti preventivi. Ma, come detto, sarà presto organizzata una gran bella mega conferenza dal cui "cilindro" (c’è qualcuno che si ricorda ancora del famoso ed autorevole PATOM?) sarà certamente tirata fuori la soluzione di tutti problemi…