Pescara e Provincia Interventi
18 Febbraio 2026, 07:25
Lettera alla redazione: due bambini di 10 e 13 anni sottratti e portati in casa famiglia con dispiego di forze
Redazione
Gentile Redazione, con la presente desidero portare alla Vostra attenzione una vicenda che ritengo meriti di essere conosciuta e approfondita dall’opinione pubblica per le sue caratteristiche di particolare gravità, sproporzione e ingiustizia.
La protagonista è Valeria De Luca, mia sorella, madre residente a Rosciano (provincia di Pescara), oggi separata dai suoi due figli minorenni, 13 e 10 anni, collocati in casa famiglia a seguito di un procedimento pendente presso il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila.
La storia nasce da un conflitto genitoriale esclusivamente verbale tra la signora De Luca e l’ex compagno. In un contesto del genere, come spesso avviene nelle separazioni conflittuali, la soluzione più logica e ordinaria sarebbe stata quella di allontanare eventualmente uno dei due genitori dall’abitazione familiare, così da garantire serenità ai minori e continuità di vita.
Eppure la decisione assunta ha avuto un esito radicalmente diverso: non è stato allontanato un genitore, ma sono stati allontanati i bambini dalla loro casa, con conseguente successivo collocamento in struttura.
Ma il punto più sconvolgente della vicenda, ed è ciò che vorremmo voi portaste a conoscenza dell'opinione pubblica, riguarda quanto è avvenuto durante il prelievo dei minori dall’abitazione familiare, avvenuto il 19 settembre 2025.
L'assistente sociale del Comune di Rosciano si è presentata improvvisamente presso l’abitazione con un dispiegamento imponente di forze dell’ordine e pubblici ufficiali: circa 17 persone tra carabinieri e altri soggetti, alcuni in divisa.
I bambini sono stati prelevati con modalità ritenute traumatiche, tra urla e pianti, anche mediante l’uso della forza. Mia sorella Valeria è stata aggredita fisicamente e immobilizzata durante l’operazione, sino a subire un episodio umiliante e degradante che ha avuto conseguenze fisiche immediate ed addirittura è stata costretta a fare la pipì sorvegliata a vista da ben 3 carabinieri (2 dentro il bagno ed 1 fuori la porta semiaperta a piantone). Mi domando perchè così tanta crudeltà e un tale dispiegamento di forze dell'ordine, quando mia sorella non ha mai mostrato oppositività?
Ad oggi i due bambini non vedono né sentono la madre da quasi cinque mesi, nemmeno telefonicamente. A questo si aggiunge il mio dolore e quello di nostra madre che soffre per la mancanza dei nipoti. Una separazione totale che secondo il legale, che assiste mia sorella, non avrebbe alcuna giustificazione concreta tale da spiegare un provvedimento così estremo.
L'avvocato Pellegrino ha già presentato un esposto al CSM (fascicolo n. 526 RE 2025) e chiede che vengano svolte verifiche ispettive e disciplinari sulle responsabilità di chi, a vario titolo, avrebbe contribuito a determinare una situazione definita dalla famiglia come “abnorme e disumana”.
Questa storia non è soltanto un caso giudiziario, è la storia di una madre e di due bambini che, in pochi minuti, avrebbero perso la propria casa, la propria quotidianità e il diritto fondamentale alla continuità affettiva.
Gli accadimenti legati alla famiglia del bosco, che stanno monopolizzando l’attenzione mediatica, ci fanno ben sperare nella possibilità di spostare finalmente lo sguardo dal bosco al sottobosco, che qui in Abruzzo sembra essere particolarmente attivo in tema di affidi.
Per tali motivi Vi chiedo di valutare la possibilità di dare voce alla vicenda, ascoltando la madre e il suo legale affinché sia fatta piena luce su una storia che rappresenta un episodio gravissimo nel delicato settore della tutela dei minori di cui tutta l'opinione pubblica abruzzese deve venire a conoscenza. Danilo

