Svastiche e saluti romani a Sulmona: “Amarezza per giovani che non pensano”

Le immagini che circolano in rete e che tutti abbiamo visto meritano una riflessione seria e approfondita. Non si tratta di casi isolati o di semplice goliardia, quest’ultima troppo spesso usata come alibi da chi vuole sminuire episodi del genere.
C’è un filo tutt’altro che sottile che unisce l’episodio del Liceo Righi di Roma – dove nottetempo sono comparse scritte inneggianti al nazifascismo – e quanto accaduto a Sulmona.
È la spessa trama dell’incoscienza, della scarsa consapevolezza di questi ragazzi. In questo senso possiamo parlare di situazione allarmante: la scuola, il luogo che dovrebbe formare le menti dei nostri giovani, la scuola che prepara al futuro e fa conoscere e riflettere sul passato, diventa teatro di esaltazione di simboli e gesti che hanno reso il 900 uno dei periodi più bui della nostra storia.
Fascismo e nazismo sono stati negazione di idee, negazione di libertà e democrazia. Il bisogno di pensare non era necessario, bastava il pensiero del capo, bastava il culto del capo. Gli orrori di quel periodo dovrebbero essere bene impressi nelle menti di ognuno, specie delle nuove generazioni, specie nel particolarissimo periodo storico che stiamo vivendo.
Questa mancanza di consapevolezza, ben lungi dall’assolvere o giustificare in qualche modo i ragazzi in foto, deve sollecitare in chi osserva interrogativi pressanti sul perché di un simile atteggiamento. 
Il clima di colpevole, costante sdoganamento di alcuni comportamenti – il braccio alzato che vediamo in tanti video, ad esempio – certo non aiuta, ma non basta a dare una spiegazione.
Bisogna chiedersi il perché questi ragazzi siano così tanto facilmente esposti e ricettivi nei confronti di taluni messaggi.
Manca qualcosa ed è mancato qualcosa a questi ragazzi, che evidentemente non hanno avuto modo di diventare consapevoli e pensanti. 
Resta fondamentale il ruolo delle famiglie e della scuola, resta fondamentale la consapevolezza che questi giovani sembrano non avere. 
Quanto accaduto è fatto gravissimo su cui spero venga fatta chiarezza al più presto. Sulmona è altro ed è sicuramente altro anche il Liceo Vico, che ritengo parte lesa in questa brutta storia.
Vadano quei ragazzi – apparentemente così fieri nella foto con la bandiera nazista – nei luoghi in cui i partigiani sono morti anche per la loro libertà, vadano nei luoghi in cui i nazisti hanno rastrellato intere comunità.
Ascoltino e imparino a memoria le struggenti parole che Sami Modiano – sopravvissuto alla Shoah e alla barbarie nazista - ha rivolto proprio a un gruppo di giovani studenti come quelli di Sulmona: “Mi dicono: sei uscito vivo da Birkenau. No, io sono ancora là, non potrò mai uscire. Cerco di essere come voi ma non posso, sono rimasto là. E per questo sono qui. Per farvi capire, ma io non posso dirvi tutto quello che hanno visto i miei occhi. Io sono qui perché assolutamente non voglio che voi o i vostri figli vedano mai quello che hanno visto i miei occhi".
Capiscano quei ragazzi la gravità dei gesti compiuti e recuperino il bisogno di pensare, evidentemente andato smarrito durante quel terribile scatto fotografico.