FRANCESCO GIULLARE DI DIO

Prima di diventare il santo che tutti conosciamo, Francesco d’Assisi è stato un ragazzo che amava la musica, le feste, le belle compagnie e il sogno della cavalleria. Figlio di un ricco mercante, desiderava conquistare gloria e riconoscimento, come molti giovani del suo tempo. Poi la guerra, la prigionia e l’incontro con la sofferenza cominciarono a mettere in discussione tutto ciò che aveva imparato a desiderare. Il mondo che fino a quel momento gli era sembrato naturale iniziò a mostrargli un volto diverso, e Francesco si trovò davanti a una scelta che avrebbe cambiato per sempre la sua vita.
È da questo passaggio, da questo momento in cui un uomo comincia a cercare una strada diversa da quella che sembrava già tracciata per lui, che nasce “Francesco Giullare di Dio”, il progetto teatrale della compagnia Fantacadabra e del Teatro Stabile d’Abruzzo, con ideazione e regia di Mario Fracassi. Lo spettacolo sarà presentato domenica 15 novembre  alle ore 18 al Castello Orsini di Avezzano.
Raccontare Francesc non significa soltanto ripercorrere la vita di un santo o una pagina importante della storia medievale. Significa provare a incontrare un uomo che ha conosciuto il desiderio di possedere, la ricerca del successo, la paura della guerra e il bisogno di essere riconosciuto dagli altri. Un uomo che, attraverso esperienze dolorose e incontri inattesi, ha cominciato a interrogarsi sul proprio modo di stare al mondo.
Nel racconto teatrale Francesco appare così nella sua dimensione più umana, lontano da ogni immagine idealizzata: è un giovane inquieto, ironico, a volte contraddittorio, capace di sbagliare, di avere paura e di cambiare idea. La sua scelta non nasce dalla miseria, ma dalla decisione radicale di trasformare il proprio rapporto con le cose e con le persone. Quando incontra il povero, il malato, il lebbroso, scopre che chi aveva imparato a evitare può diventare qualcuno da ascoltare e da accogliere.
Lo spettacolo attraversa gli episodi fondamentali della sua vicenda, dal conflitto con il padre Bernardone alla prigionia, dall’incontro con il lebbroso alla scelta della povertà, dalla nascita della fraternità all’arrivo di Chiara, fino alle difficoltà dei primi compagni e al confronto con la Chiesa e con il potere. Ma il teatro non si limita a ricostruire una biografia. Cerca piuttosto di seguire il movimento interiore di un uomo che decide di mettere in discussione le regole del proprio tempo.
È una scelta che acquista un significato particolare anche guardando al presente. Nel 1219, mentre la Quinta Crociata stringe la città egiziana di Damietta in una morsa di guerra, Francesco decide di attraversare il fronte e incontrare il sultano. In un mondo nel quale gli uomini si preparano a combattere chi appartiene all’altra parte, lui sceglie di andargli incontro. Quel gesto, raccontato nello spettacolo, apre una riflessione sul significato della pace, sul dialogo e sulla possibilità di riconoscere l’altro anche quando appartiene a una cultura o a una religione diversa dalla nostra.
Non si tratta di cercare nelle vicende di Francesco risposte già confezionate alle domande del presente, ma di lasciare che il teatro riapra quelle domande. Che cosa siamo disposti a lasciare andare per trovare la nostra strada? Quanto conta il possesso nella nostra vita? Che cosa accade quando smettiamo di considerare l’altro come un estraneo? E come possiamo scegliere la pace quando intorno a noi sembra prevalere la logica della guerra?
“Francesco Giullare di Dio” nasce però soprattutto come esperienza teatrale, e il teatro, per Fantacadabra e Teatro Stabile d’Abruzzo, deve conservare la capacità di sorprendere, divertire e commuovere. Per questo la vicenda di Francesco viene raccontata attraverso un linguaggio che mescola narrazione, comicità, canto, musica, poesia e giullarità. Il giullare è colui che sa rovesciare i punti di vista, ridere del potere, mettere in discussione le certezze e guardare il mondo da un’angolazione inattesa. È un’immagine che permette di incontrare Francesco non soltanto come figura religiosa, ma come uomo che continua a cercare un modo diverso di stare al mondo.
Ed è forse proprio questa la ragione per cui la sua storia può ancora parlarci. Francesco non è un uomo che possiede tutte le risposte, ma qualcuno che ha avuto il coraggio di trasformare le proprie domande in una scelta di vita. Il teatro prova a restituire quella ricerca, lasciando al pubblico la libertà di riconoscervi qualcosa della propria esperienza.
Perché, in fondo, raccontare Francesco oggi significa anche domandarsi se sia ancora possibile cambiare strada. E se, per trovare la nostra, non dovessimo prima avere il coraggio di abbandonare quella che sembrava già scritta per noi.