“Teofilo Patini cronista col pennello”    

Teofilo Patini ha fatto molto più che dipingere: ha raccontato la vita, il lavoro, la fatica e la dignità delle persone, trasformando ogni tela in una testimonianza del suo tempo.
Giovedì 12 novembre, alle ore 17:30, nell’Auditorium ANCE, in Via Alcide De Gasperi, a L’Aquila. sarà un’occasione speciale per riscoprire questo straordinario artista aquilano, il suo sguardo sulla realtà e le storie che continuano a vivere attraverso le sue opere, con Angelo De Nicola, autore del volume “Teofilo Patini. Cronista col pennello”, pubblicato da One Group Edizioni.
il libro rilegge la vita e l’opera dell’artista abruzzese come una grande esperienza di giornalismo civile esercitato attraverso la pittura.
Patini non raccontò il proprio tempo con le parole, ma con i volti, i corpi, la terra e la luce. Trasformò le sue tele in pagine di cronaca sociale, consegnando alla storia le esistenze di contadini, pastori, donne, lavoratori, poveri ed emigranti che l’Italia postunitaria tendeva a lasciare ai margini del proprio racconto ufficiale.
Il volume non è soltanto una biografia artistica. È un’indagine storica, critica e civile che ricostruisce la formazione, i viaggi, le amicizie, le battaglie culturali e la complessa relazione di Patini con l’Abruzzo e con l’Italia del suo tempo. Attraverso documenti, corrispondenze, cataloghi, articoli e opere, emerge il profilo di un artista pienamente inserito nel realismo sociale europeo e capace di anticipare sensibilità che avrebbero attraversato il Novecento.
Il cuore della ricerca è costituito dalla celebre “Trilogia sociale”: L’erede, Vanga e latte e Bestie da soma. Tre dipinti che Angelo De Nicola legge come un autentico “Vangelo dei vinti”. Patini non osserva la miseria da lontano e non trasforma il mondo contadino in una scena folcloristica. Entra nella sua verità materiale e morale, mostrando la fame, lo sfruttamento, la maternità ferita e la fatica quotidiana, ma anche la dignità e la resistenza degli ultimi.
È ciò che nel libro viene definito “realismo morale”: una pittura che non si limita a riprodurre ciò che appare, ma prende posizione. Ogni figura diventa una testimonianza; ogni paesaggio conserva le tracce di una condizione umana; ogni quadro chiede allo spettatore di guardare ciò che la società preferirebbe non vedere.

Teofilo Patini è stato un pittore italiano nato a Castel di Sangro, Aquila, il 5 maggio 1840. Dopo aver studiato filosofia all’Università di Napoli, si iscrisse ai corsi di pittura dell’Accademia di Belle Arti della stessa città, dove ebbe come maestri Giuseppe Mancinelli, Giovanni Salomone e Biagio Molinari. Dopo aver effettuato viaggi di studio a Firenze e Roma, Patini si trasferì all’Aquila e nel 1882 fondò la “Scuola di Arti e Mestieri”. Qui, Patini visse e operò stabilendo il suo atelier nel monumentale Palazzo Ardinghelli. Da socialista, Patini amava ritrarre la civiltà contadina abruzzese di fine Ottocento e primi del secolo scorso, evidenziando la condizione di povertà della regione e la capacità di resistenza e di sacrificio della popolazione. La pittura, per Patini, fu il modo con cui riferire le difficili condizioni del suo popolo, oltre ad essere la sua grande passione. Patini ricevette la cittadinanza onoraria dell’Aquila dal Consiglio comunale nel 1906. Tuttavia, poco dopo si trasferì a Napoli per lavorare alla decorazione dell’Università, lavori che non riuscì a compiere per intero. Teofilo Patini morì a Napoli il 16 novembre 1906.