SFACCETTATURE DI COCULLO

LE CONFRATERNITE COCULLESI

Le Confraternite introdussero il principio di solidarietà umana che altre religioni ignorano o interpretano a modo loro. Gli eremiti puri avevano schivatpo il mondo, ivi esclusi gli eremiti-fondatori-evangelizzatori, tipo Domenico da Foligno e Pietro del Morrone, il quale ultimo rinunciò al Papato inquinato dall’influenza dei potenti che ostentavano un mondo di sfarzo e di rivalità, inconciliabile con la sua dimensione di povero e di penitente. Già nel IV secolo S. Agostino aveva predicato pace e solidarietà, ma solo nel XIII secolo in molti conventi si avvertì la opportunità di permeare la società per portare la preghiera vivificata dalla carità cristiana: assistenza ai poveri, ai malati con penitente umiltà e con spirito laicale e giustizia. Nei primi tempi quei frati vissero con l’obolo offerto loro in cambio dell’insegnamento e della cura delle anime, quando invece il clero secolare, nominato dal popolo, viveva agiatamente all’ombra dei signorotti e… delle concubine con il rischio di allontanare dalla Chiesa una gente bisognosa di estrinsecare l’esigenza dello spirito allora che la religione degli idoli era tramontata: le prime fondazioni monastiche (Benedettini, Cistercensi, poi Celestini, dei quali ultimi il primo nome fu significativamente “Fratelli dello Spirito Santo”…) originarono nel XIII secolo gli Ordini religiosi, sempre più vicini ai deboli (accennerò agli Ospedalieri degli “spitali”, da loro gestiti per “ospitare” malati, pellegrini, poveri…) e di cui infine Onorio III approvò, prima delle altre, la “fraternità” creata da San Domenico da Guzman. Nascevano le Confraternite che con la consistenza del loro peculio arricchito dai lasciti dei loro iscritti prima, poi anche dei devoti, poterono incrementare l’assistenza e edificare chiese e cappelle (a cui si affiancarono quasi sempre gli “hospitali”): con predicazione e beneficenza avvicinarono saldamente gente disorientata alla religione cattolica ed al senso della comunità. Così si passò dagli antichi “collegia” del VI secolo alle Confraternite ormai istituzionalizzate. La prima fu quella del SS. Sacramento (1539), nata a Roma nella chiesa dei Padri Domenicani di Santa Maria sopra Minerva e approvata ufficialmente da papa Paolo III. La processione dei “Bianchi”, scesa dal nord Italia e descritta dai contemporanei, nel 1399, non si era risolta in una avventura e aveva fertilizzato gran parte della Penisola: “Dal Piemonte per l’Italia avevano preso a scorrere gran genti di popolo minuto, vestite di sacchi, e di pannilini bianchi… Oltre alle venute nell’Aquila, molte ne concorsero poi dalla Sabina, dai Marsi, e dal contorno. Giovò a frenare gli scellerati, ed anche i più duri si astennero per qualche tempo dal mal fare…” (Antinori riportato da A.Bigi ne “Le Confraternite d’Abruzzo”, Ed. Verdone, Castelli 2017)[1].
Nel 1571, dopo la battaglia di Lepanto che, secondo una visione del Papa, sarebbe stata vinta dai Cristiani per intercessione della Madonna, nacque la Confraternita del SS. Rosario. Ma già nell’XI-XII secolo esistevano “spitali” – come già accennato più sopra - gestiti da Confraternite o da Ordini mendicanti o cavallereschi (Santo Spirito, Sant’Antonio, ecc.), e poi, dopo il Concilio di Trento (XVI-XVII secolo) fu disciplinato il funzionamento delle Confraternite (sottoposte al controllo dei vescovi) e Ordini mendicanti: questi e quelle aumentarono e raggiunsero un aspetto comunitario efficiente arricchendo chiese e “hospitali” con la ricchezza accumulata per via dell’eredità dei Confratelli e dai lasciti dei devoti attratti dalla carità e dal fervore religioso da loro promananti. Nello stesso periodo, cioè fra ‘500 e ‘600 nacque la “Confraternita del Sacro Monte dei Morti” (o “del Purgatorio”) impegnata soprattutto a seppellire i morti.  Ma forse ancora più antiche sono le origini della “Confraternita del SS. Sacramento” (o “Corpus Domini”), la cui nascita potrebbe farci risalire alla fine del XIII secolo, quando ad una suora agostiniana francese sarebbe apparso Dio il quale si sarebbe lamentato perché non si celebrava degnamente il SS. Sacramento. E così sarebbero nate le feste del Corpus Domini e poi le omonime “Fratellanze”. Tuttavia in Abruzzo la diffusione di tali Confraternite si fa risalire al 1539, come già accennato.
 
Le Confraternite, dopo la triste esperienza causata dall’avidità del re francese Filippo il Bello che per finanziare le sue guerre aveva fatto sterminare i Templari onde appropriarsi invano[2] del loro tesoro, continuarono ad organizzarsi ed a proliferare, soprattutto ad esercitare le loro funzioni di carattere benefico, caritativo e devozionale fino al ‘700; poi, attratto dalle ricchezze delle Confraternite (ora incrementate dalle vendite derivanti dai contratti di censo), lo Stato cominciò ad interferire inizialmente sotto il regno del Borbone (anche se in maniera attenuata) con interventi finalizzati ad arricchire il suo erario. Spesso la stessa Chiesa ebbe un comportamento analogo, se non più brutale, almeno su scala locale, in alcuni casi: “…li poveri confratelli della Venerabile Cappella del nostro S.Domenico colle la grime agli occhi, ci han fatto sapere che Don Giovanni Arcieri li sia stato involato l’insigne Reliquia di S.Domenico e tolta eziandio la chiave” dell’armadio con il pretesto che il religioso era stato creato Rettore da alcuni cittadini (in realtà Don Giovanni si era fatto nominare arciprete dal conte di Celano) “… Il male però più pernicioso si è che vuol farsi Padrone assoluto di detta Reliquia, e del obligazioni, e quando porta di lugro” (Libro de Conseglio, delibera del 7 maggio 1792. Vedi in altra parte la controversia presso la Doganella di Sulmona).
Nel 1741 Carlo III concluse un concordato con la Chiesa con cui sottrasse il controllo sulle Confraternite ai vescovi, controllo stabilito nel Concilio di Trento, statuendo che i bilanci di quelle fossero revisionati anche da laici (“razionali”); nel contempo il re si accollò l’incarico di assistere i più deboli, ma volle che le Confraternite gli chiedessero il “Regio assenso”; tuttavia le Fratellanze continuarono a svolgere la loro attività per oltre mezzo secolo. Il colpo di grazia a quelle istituzioni lo infersero i Napoleonidi: il controllo dei bilanci fu sottoposto agli Intendenti (tutti laici) e pochi anni dopo le congregazioni furono soppresse, tranne quella del SS. Sacramento, ed i loro beni furono devoluti alle Parrocchie. Quelle istituzioni, a cui ora restava solo la funzione devozionale, non avrebbero quindi più avuto la possibilità di assistere materialmente il prossimo e di ereditare neanche dai loro iscritti: scemarono paurosamente e, infine, con il Concordato del 1929 l’assistenza e la beneficenza pubblica furono demandate all’Ente Comunale di Assistenza.
Ho cercato di sintetizzare al massimo le origini e lo sviluppo delle Fraternite, e quindi l’esposizione è stata alquanto arida, soprattutto perché poco mi sono soffermato sulla loro importanza e sulla loro validissima attività non solo sul piano organizzativo e religioso ma soprattutto sulla loro funzione sociale, esaltando il senso comunitario con la partecipazione degli umili e dei nobili ai vertici delle stesse e nelle processioni organizzate. Certo, il buon intenditore questo lo ha già colto, ma ritengo opportuno sottolineare che esse, salvo alcune sfaccettature antipatiche, raccolsero in pieno e applicarono il messaggio cristiano della solidarietà e della carità consegnato loro dagli Ordini che a loro volta avevano ricevuto da molti complessi monastici i cui esponenti abbiamo a Cocullo in San Domenico e in San Celestino.
Premesso quindi che tutte le Confraternite nacquero quando gli Ordini religiosi (Benedettini, Celestini, Domenicani, Francescani, Agostiniani, ecc,) e cavallereschi le avevano fecondate sin dal ‘200 subendo poi un forte incremento alla fine del ‘400 dopo la “processione dei Bianchi”  (specialmente quella del SS. Rosario e del Corpus Domini), concludo con un accenno a quelle cocullesi. 
Nella visita pastorale fatta dal vescovo Cesare del Pezzo nel 1625 furono annotati lo “spitale” di Sant’Antonio (v. il capitolo “S. Antonio”) e quattro Confraternite: SS.mo Sacramento, SS. Rosario, S. Rocco, Santa Maria delle Grazie; nella seconda metà del ‘700 la chiesa parrocchiale di S. Nicola ospitava la Confraternita del SS.mo, o nel ‘400 Corpo di Cristo (affiancata dai Domenicani a quella del SS. Rosario,  Confraternita che nel ‘300 cominciò a prendere questo nome per via dell’istituzione della festa omonima) e accanto a questa ne sono ricordate altre tre, cioè quella del Sacramento, quella del Rosario, quella di San Domenico e quella del Purgatorio (Monte dei Morti). Fine I puntata-

Note

[1] L’Autore ipotizza che i Bianchi siano scesi all’Aquila anche “in ricordo di Papa Celestino” ed aggiunge che “dopo questa esperienza del 1399 le popolazioni, prese dall’entusiasmo generale, ritennero opportuno rimanere unite in Confraternite”.
[2] Il re aveva tentato di far devolvere a sé le ricchezze del Tempio, ma il Papa quegli stessi beni li devolse agli Ordini degli Ospedalieri.