Il lunedì del direttore

Eran due e sono cinque i gruppi consiliari di Scanno

La politica ridotta a soliloquio

La situazione emersa nel Consiglio comunale di Scanno ha del paradossale: su un totale di 11 componenti (sindaco e 10 consiglieri), si è passati dai due gruppi iniziali a ben 5 gruppi consiliari, di cui due composti da un singolo consigliere.Una frammentazione che è l’evidente sintomo di una profonda crisi politica e amministrativa, capace di polverizzare la logica stessa dell'agire collettivo.
In matematica, e più precisamente in algebra astratta, un gruppo è una delle strutture fondamentali deputate a ordinare e coordinare gli elementi. Se la psicologia sociale spiega perché le persone stanno insieme, la matematica fornisce i modelli per far sì che un sistema funzioni, prenda decisioni e mantenga l'equilibrio. Proprio la ricerca di un punto d'incontro tra l'interesse individuale e il bene comune rappresenta il banco di prova della democrazia. Quando le interazioni si ripetono nel tempo (come nel Dilemma del Prigioniero Iterato), la strategia vincente non è l'egoismo, ma la cooperazione reciproca. Se questa viene a mancare, spesso a causa di vuoti di leadership o di visioni miopi, insorgono diffidenza e risentimento, portando a svalutare l'idea di un progetto di lista coeso con cui ci si è presentati agli elettori.
Succede così che, mentre all'esterno il paese attende risposte e scadenze concrete, all'interno del municipio la politica si concentri sul posizionamento personale, sulle scissioni e sul cambio delle "targhette". Una deriva ampiamente facilitata, nei piccoli Comuni, da una normativa che tutela i gruppi monopersonali, permettendo a ogni singolo consigliere di erigersi a capogruppo. 
Se questo garantisce al singolo maggiore visibilità mediatica, potere di contrattazione nelle conferenze dei capigruppo e assoluta autonomia ideologica, d'altro canto calpesta l'etica politica e il concetto stesso di gruppo, che nelle democrazie moderne è il vero motore della rappresentanza collettiva.
Il passaggio da due a cinque gruppi in un'assemblea di undici persone genera inevitabilmente instabilità e paralisi amministrativa. Per far passare una delibera o un progetto, la maggioranza (o l'opposizione) non si confronta più con una forza politica organizzata, ma deve faticosamente mediare con singoli interlocutori dalle agende mutevoli. Scissioni che, val la pena ricordarlo, non nascono da divergenze programmatiche di ampio respiro, ma da frizioni personali con il sindaco o con gli assessori, trasformando il consiglio in un'arena di ripicche a discapito dei problemi reali della cittadinanza.
In questo quadro di frammentazione, la decisione del Presidente del Consiglio Comunale di dar vita a un gruppo monopersonale, mantenendo al contempo una carica di garanzia, ottenuta grazie ai voti di una specifica maggioranza, rappresenta il punto più alto del cortocircuito istituzionale. La presidenza di un'assemblea consiliare non è una posizione di fazione, né uno scranno personale: è, per definizione, un ruolo di garanzia e di rappresentanza super partes, chiamato a tutelare l'intero consesso civico con assoluta imparzialità. Quando viene meno il legame politico con la coalizione che ha espresso tale carica, la neutralità viene irrimediabilmente compromessa.
A ciò si aggiunge una questione ineludibile di coerenza etica e democratica verso gli elettori. Il mandato istituzionale nasce da un patto stretto con la cittadinanza sulla base di un programma ben definito. Continuare a gestire un ruolo di vertice svincolandosi totalmente dal perimetro politico che ne ha reso possibile l'elezione altera la rappresentatività popolare.
La coerenza istituzionale imporrebbe che, venute meno le condizioni originarie, si compia un passo indietro rassegnando le dimissioni dalla presidenza. Il Presidente del Consiglio non appartiene a se stesso o a una comoda posizione di potere: rappresenta l'intero consesso civico e deve fondare la propria agibilità su una chiara e indiscutibile legittimazione morale, restituendo trasparenza a un ruolo che non può ridursi a mero strumento di tatticismo personale.
A me dispiace che il Sindaco resti assente di fronte a questi eventi e aspetti quiescente il prossimo febbraio, fissato dal gruppo “Scanno per sempre”, per le sue dimissioni.

Non chiedetevi dove andremo a finire, perché ci siamo già . (E. Flaiano)