Marsica Interventi
23 Ottobre 2026, 00:06
NOVE ANNI PER UNA GIUSTIZIA!
Il Tribunale di Avezzano ha condannato il Pnalm a risarcire una famiglia per… danni da orso
Franco Zunino, segretario generale AIW
Il giorno 20/08/2026) sui media è apparsa la notizia di una sentenza emessa dal tribunale di Avezzano, di condanna dell’Ente Autonomo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ad un rimborso di circa 185mila euro a favore della famiglia che oltre nove anni or sono dovette subire l’intrusione notturna di un orso nella propria abitazione. L’intrusione dell’orso fu dovuta, a parte le ragioni tecnico-comportamentali presentate in tribunale per cui l’orso decise di entrare in quel luogo, alla sua presenza in paese alla ricerca di quel cibo di origine antropica che un tempo l’uomo gli faceva trovare nei campi e sui pascoli e che la specie da generazioni aveva ormai abbinato all’uomo; per cui, non trovandovelo più per il calo dell’agricoltura e della pastorizia, anche perché le pubbliche autorità preposte alla gestione dell’orso non hanno provveduto a sostituirvisi nonostante anni ed anni di segnalazioni, inviti e proposte in merito a farlo (finanche, ancora di recente, sollecitate da una precedente sentenza della Corte di Cassazione, che gliene ha fatto colpa e condanna!).
Dice un antico proverbio, che sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico! Eppure nel caso della gestione dell’Orso marsicano si continua a perseverare negli sbagli, o con azioni non idonee alla soluzione del problema (peraltro MAI veramente studiato a fondo)!
Non è mai bello o è ritenuto poco elegante dire: noi lo avevamo detto; magari con la prosopopea che in questi casi molti usano. Ma tacere è anche peggio! Significherebbe averlo detto per mera polemica del momento e non già per una ricerca di giustizia. Ora, però, lo vogliamo ancora una volta dire: “NOI LO AVEVAMO DETTO”. Perché prima o poi di questo passo dovremo dirlo ancora, quando pur con la tipica lentezza della giustizia italiana, ben altre cose e fatti saranno riconosciuti col giudizio, se non della magistratura – purtroppo, non sempre i cittadini se la sentono, per ovvie ragioni, di portare davanti alle Corti di giustizia la rivendicazione di loro diritti violati o non applicati! – almeno della storia in questa sempre più annosa telenovela degli orsi marsicani, loro difesa e protezione.
Si tratta di fatti e problemi di cui spesso sono piuttosto le autorità colpevoli, almeno per inefficienza (ma che mai o quasi mai sono state portate sul banco degli imputati della giustizia per trovare le VERE ragioni di tanti di essi; ed anche a condanne ingiuste inflitte proprio a causa di scarso interesse a cercare le vere ragioni da parte di chi “indaga” prima di giungere a sentenza!). Perché quando si ha a che fare con il popolo, spesso dare delle colpe quando il popolo che ha subito dei torti reagisce, e poi non gli si riconoscono almeno le attenuanti, magari per scarsa volontà di vera giustizia, significa o può significare non farla la vera ingiustizia.
Ecco, l’altro ieri ad Avezzano (L’Aquila) una giudice del Tribunale, condannando il Parco Nazionale d’Abruzzo a risarcire con 185mila euro la famiglia che ha dovuto subire l’intrusione di un orso nella propria intimità famigliare, ha infine, almeno in questo caso, fatto VERA giustizia. Non per odio verso il povero orso, che va sempre giudicato incolpevole per i suoi naturali comportamenti, ma per rispetto alla giustizia quale le regole umane e sociali hanno stabilito.
Fu l’orso “Mario” (o M19) l’artefice dell’intrusione, anche lui come tanti altri reso famoso per il nomignolo datatogli dopo aver razzolato più volte in alcuni paesi del Parco combinando qua e là guai in cerca di quel cibo facile, appetitoso e abbondante che un tempo trovava in montagna e nelle campagne esterne ai paesi. E chissà se sia stato per questa sua abitudine e famigliarità con l’uomo, o fosse per altri suoi comportamenti per cui era tenuto sotto stretto controllo da parte delle autorità, fatto sta che un bel giorno “Mario” è sparito dalla circolazione! E nessuno ha mai saputo o detto che fine abbia fatto. Ora, a causa di questa sentenza, se ne riparla; sperando che lui sia ritornato a nascondersi per così tanti anni nei recessi delle sue montagne… ma nei paesi del Parco sono pochi a crederci!
Quella notte, in quella casa c’era una famiglia con due bambini piccoli, che solo rifugiandosi su un balcone e riuscendo poi di lì fortunatamente ad abbandonare l’abitazione, poterono evitare ben peggio da parte dell’orso, rimasto chiuso in casa a razzolare ovunque in cerca di cibo; da cui, oggi, la condanna inflitta all’ente Parco per il risarcimento dei danni subiti, sia materiali alla casa che morali e psicologici alle persone.
Come, ora, non pensare, che questa sentenza non debba rappresentare e leggersi anche come monito a tutte quelle autorità che pur a conoscenza del fatto che da anni vi sono orsi che si aggirano nei paesi e si intrufolano in stalle e anche case, come fece Mario, fanno poco o nulla per impedire che un tal fatto non si debba ripetere? Eppure, dati quelli ben noti (similari ed anche recenti!), come non pensare che sarà questione di tempo, e, viste le avvisaglie similari segnalate in altri paesi, prima o poi non risuccederà che un altro Mario faccia la stessa cosa? Sperando che non debba essere anche peggiore! O le autorità pensano di risolvere il problema pagando lauti risarcimenti? Lo sanno, almeno, che per gli enti pubblici esiste una Corte di giustizia che prima o poi chiederà conto a chi di dovere per non aver provveduto ad evitare i fatti che comportino poi un indennizzo? Come, peraltro, già una sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito! L’attuale direttore del Parco, l’esimio dott. Luciano Sammarone, appreso di questa seconda sentenza negativa per l’Ente Parco ha stabilito che “le sentenze si rispettano”; peccato che si sia poi subito smentito dicendo che: “si valuterà un ricorso”. Be’, non è un buon viatico questo, perché quella famiglia ha diritto ad un risarcimento patrimoniale e per danni post traumatici, quindi l’ente pubblico che in questo caso sostituisce lo Stato, dovrebbe sentire il dovere di PAGARE, e non di tergiversare per cercare di non farlo o per pagare il meno possibile! Non sarebbe giustizia, anche se così facendo un domani si salverebbe magari le tasche di qualcuno che fu responsabile, seppure indiretto o incolpevolmente, di quel fatto!
La sentenza sembra aver basato “il profilo di colpa” dato all’Ente Parco solo sul mancato corretto intervento per evitare quanto è poi successo (cioè, evitare che l’orso entrasse in quell’abitazione), ma a lume di logica sembrerebbe a noi che forse sarebbe stato il caso di andare oltre, e stabilire anche se vi sia stata o meno colpa per una cattiva o mancata precedente e previdente gestione del problema orso come più sopra da noi evidenziato; come purtroppo già non si è fatto in altri casi similari andati a sentenza. Come invece ha ritenuto di stabilire la succitata sentenza della Corte di Cassazione! Perché alla base del problema di questi orsi che si aggirano dei centri abitati, sembrerebbe a noi che vi sia proprio questo non fatto come colpa, piuttosto che una mancata prevenzione per evitare agli orsi di entrare nelle case; visto che per centinaia e migliaia di anni, fatti del genere non si sono mai verificati; per cui, se esiste un fatto ed una ragione, forse esiste anche una responsabilità gestionale che andrebbe stabilita!
Interessante è intanto notare come l’Ente Parco, al solito, usi due pesi e due misure a seconda dell’interesse che ha nel sostenere le sue competenze e responsabilità esternamente al territorio del Parco; cosa, anche questa, che non esprime un rispetto per i diritti delle collettività locali. I media hanno riportato come il tribunale abbia “Respinta anche l’eccezione sulla collocazione dell’episodio nell’area contigua, esterna al perimetro del Parco: il tribunale ha richiamato le competenze assunte dall’ente nella gestione degli orsi anche in tale territorio”. In pratica, quindi, per il Parco, quando fa comodo accampa diritti anche all’esterno del Parco; quando la competenze è scomoda e comporta colpe, responsabilità o doveri di risarcimento di danni, ecco che pretenderebbe di non averne il dovere per mancanza di competenza! Un metodo furbesco e a dir poco discutibile per un ente che rappresenta lo Stato; peraltro non poco riprovevole (ma che già in passato è stato utilizzato, specie sulla posizione o meno dei suoi confini, per anni rimasti quasi aleatori!).
Sono fatti come questi che dovrebbero spingere le autorità statali ad aprire un’inchiesta sui tanti contestati comportamenti delle autorità del Parco Nazionale d’Abruzzo nel gestire la cosa pubblica che il Parco rappresenta. Ma succederà mai? Eppure ce ne sono state e ce ne sono ancora di cose che andrebbero chiarite, a partire, forse, anche dalla corretta o meno gestione dei contributi pubblici di cui l’Ente gode (in passato non poche volte già messa in discussione e poi anche sfociate in sentenze risarcitorie allo Stato!) in quanto gestore di cosa pubblica nazionale. Forse un controllo più severo a volte sarebbe auspicabile, specie quando da segnalazioni esterne di cittadini e organismi vari si evidenziano aspetti discutibili sulla correttezza di tante azioni ed iniziative, ancorché presentate (ovviamente!) come corrette e opportune.

