Scanno Interventi
22 Ottobre 2026, 00:03
Omaggio al poeta Donato Ciccotti
Redazione
Ieri l’Autunno ha fatto sentire la sua presenza con pioggia, folate di vento e temperature in discesa.
C’è una poesia del poeta dialettale scannese Donato Ciccotti, nella raccolta “Luna d’argiente” dal titolo “Tristezze d’autunne”, che descrive questa stagione. La raccolta uscì in libreria nel 1999.
La riportiamo come omaggio a Donato, deceduto 16 anni fa, il 30 Dicembre 2010.
Trestezze d'autunne
Tra sfiuocche de nuvele ‘mpuoste nda spione
n'aeroplane pass'a vrevuttone.
La rundenella ju nede raccarezza,
repassa ju mare e sfeda la stanchezza.
Da viende e d'ecquezzone è ju spauracchie
dalle ciummunere ju fume esce a pennacchie.
Frunde e sterpajje ju viende scumbijja
e ’n’ bona parte ju fiume le carijja.
Recumpariscene le preme jelate,
che ‘mpallediscene le mundagne plate.
Ce chiudene i chentiere de i levore
e j'operai ’n’ so de bon'umore.
Juorne pe' juorne ju bosche ce fa gialle
e rappariscene i cheppuotte e scialle.
L'alta mundagna rischia qua surpresa
i chène abbajjane tutte ‘ndefesa
a urle de lupe so le paure.
Qua pucurale terzijja alle pianure.
De j'uorte steme zippe de pruvviste,
la vuttecèlla e cchièna e pure i ciste.
Nonna ngh' je quetrerielle accante a ju fuoche
racconta i fetterielle a puoche a puoche.
Tristezze d'autunno
Tra slarghi di navole poste come spioni / un aeroplano passa borbottando. / La rondinella il nido accarezza, / ripassa il mare e sfida la stanchezza. / Di venti e di acquazzoni è la paura, / dai comignoli il fumo esce a pennacchio. / Fronde e sterpaglia il vento scompiglia / e in buona parte il fiume le porta via. / Si rivedono le prime gelate, / che impallidiscono le montagne senza chiome. / Si chiudono i cantieri di lavoro / e gli operai non sono di buon umore. / Giorno dopo giorno il bosco si fa giallo / e si rivedono cappotti e scialli. / L'alta montagna rischia qualche sorpresa / i cani abbaiano per difendersi / e di urla di lupi son le paure. / Qualche pecoraio pascola alle pianure. / Dell'orto stiamo zeppi di provviste, / la botticella è piena e anche i cesti. / Nonna con i bambini accanto al fuoco / racconta le storielle a poco a poco
Luna d'argiente è la seconda raccolta di poesie, in dialetto scannese, di Donato Ciccotti (la prima, Le Appeneselle, venne pubblicata nel 1991). Il titolo viene preso dalla prima poesia presente in questo libro,
che raccoglie le tematiche più care al nostro poeta; inoltre, è emblematico dell'età stessa dell'autore. Donato Ciccotti, infatti, ha ottantaquattro anni, portati con spirito fiero e corpo sano.
Egli è giunto alla poesia da autodidatta (ha conseguito solo la licenza elementare). Sono state le molteplici esperienze umane ad affinare la sua sensibilità: contadino, operaio, soldato, combattente in
Africa nella Seconda Guerra Mondiale, prigioniero in Inghilterra, emigrante in Venezuela. Risiede interrottamente a Scanno dal 1969.
Le sue prime poesie apparvero nel 1983 sul periodico di Scanno: La Foce. Il suo mondo poetico, presente in questa raccolta, è il paese dove è nato e vive, la sua Scanno, con le tradizioni, le feste, i giorni di sole e di freddo. A questi temi s'innestano i sentimenti personali, i ricordi, gli amori.
La scansione temporale è quella delle stagioni, con situazioni e fatti, caratteristici di un paese di montagna con un consolidato turismo: i forestieri, nella poesia di Ciccotti, fanno parte dello stesso tessuto connettivo di Scanno.
Il vento crepuscolare, con un soffio pacato, aleggia sulle cose, sui fatti più semplice della quotidianità, fatta anche di solitudine, soprattutto per chi, come il nostro poeta, è rimasto solo senza la cumbagna.
L'uso stilistico di lasse di distici endecasillabi a rima baciata ricorda i canti popolari, una poesia semplice e piana, dettata dal desiderio di fermare un sentimento, di recuperare una realtà originaria di una freschezza autentica.
E il dialetto, la lingua degli angeli, come la definisce il poeta genovese Eduardo Firpo, si presta ad esprimere ciò che in lingua oggi sembrerebbe superato, retorico; infatti permette il recupero di certi valori e sentimenti non considerati dalla poesia contemporanea.
Il dialetto di Ciccotti è quello di Scanno, ricco di storia e di notorietà, dovute ad illustri scrittori, ma entrato in crisi come lingua d'uso, per il dominio sempre crescente dell'italiano nella comunicazione.
Un codice linguistico di grande impegno, con un lessico per lo più gergale, che nel nostro poeta diventa mezzo espressivo di enorme valore, come recupero di un passato glorioso e testimonianza del passaggio culturale.
Le poesie sono corredate di una "traduzione" letterale per quei lettori non specialisti, che hanno bisogno di un lessico alternativo per la comprensione di ciò che leggono.






