Elzeviri
18 Ottobre 2026, 00:03
L’Abruzzo che gioca: soluzione o problema?
Emidio Grossi
Dai dati ISTAT su cui si basa il recente articolo sull’italia che gioca(7 ottobre) l’Abruzzo conquista il podio, dietro Campania e Calabria, tra le regioni italiane per l’attitudine al gioco durante il tempo libero, con il Gratta e Vinci dominante sulle altre modalità (Lotto, SuperEnalotto, scommesse sportive, casinò online e video poker).
Il giornalista Alfieri, esperto di gioco online, si dichiara sorpreso per la performance abruzzese trattandosi di una “regione dal ritmo regolare”, in cui il gioco rappresenterebbe una disattesa aritmia.
Ma qual è il significato del gioco per un Umano? Il gioco rappresenta il primo elemento interattivo che mutua conoscenza, relazione, affettività, pensiero logico già dal periodo neonatale. Al di là di queste dimensioni fondamentali, il gioco diventa, con il procedere degli anni, sempre più un diversivo, un allontanamento dalla realtà concreta, ritmata dallo scorrere lento ed uniforme del tempo, solo in avanti.
Si gioca per dis-trarsi, per allontanarsi piacevolmente dal presente, se percepito come noioso proprio in quanto eternamente ripetitivo, ma solo per chi si pensa immortale. Il gioco corrisponde a quella tavolozza di colori a cui ricorriamo quando il paesaggio della nostra esistenza ingrigisce progressivamente. Non diversamente, le nostre comuni attività quotidiane (lavoro, studio, lettura, hobbies, TV, smartphone …) svolgono questa stessa funzione di giustificato s-viamento. Ma da cosa vogliamo sottrarci? Da quell’angoscioso ed impercettibile srotolarsi di minuti ed ore fino a quel limite invalicabile della fine di ogni giornata, ricorrente anticipazione di quella finale. E quando questi espedienti, ludici o meno, non funzionano più ecco che il gioco si veste della sua dimensione agonistica, con l’aspettativa per trofeo o del premio per ogni vincitore (Sinner docet). In questa dimensione il gioco svolge pienamente il suo ruolo anestetizzante di quel turbamento - l’incessante scorrere del nostro tempo solo in avanti - non più controllabile con altri mezzi.
Ma il gioco non finisce qui in quanto, prima o poi, imbocca la direzione del condizionamento, comune ad altri strumenti edonistici quali alcol, iper lavoro intercalato da continui eventi, in attesa del weekend. In questo modo l’uso di ogni “gioco” diventa abuso fino ad approdare a quella condizione da cui non ci si può più sottrarre, che si esprime come dipendenza e che, quando esonda, diventa ludopatia ovvero materia che psicologi e psichiatri tenteranno vanamente (il più delle volte) di ricondurre negli argini.
E questa vale tanto per chi il gioco lo pratica direttamente quanto per chi lo segue passivamente, dagli spalti di uno stadio o dallo schermo del proprio salotto di casa. Ma questo è uno scenario che, proprio per il frequente esito in manifestazioni di violenza, ha una sua specifica complessità che, magari, potrà essere oggetto di una riflessione futura.
Tornando a quelle forme di gioco più a portata di mano, si può dire che queste rappresentano una sorta di evasione dalla prigione del tempo, con la speranza e la certezza, quando va bene, di poterlo accrescere quantitativamente con l’accumulo del denaro potenziale (già dettagliato in una precedente riflessione). Chi gioca nutre la doppia illusione di liberarsi del tempo e di poterlo allungare, ignorando che l’unica possibilità sana, invece, è quella di imparare a viverlo. Il che vuol dire riuscire a vivere la vita stessa e non semplicemente consumarla nella trappola dell’illusione ludica.
Tutte queste forme di gioco (Gratta e Vinci, in testa) hanno almeno una triplicità di elementi in comune: immediatezza (lo so subito se vinco), anonimato (da casa mia con smartphone-computer o nell’angolo buio di una ricevitoria), facilità (alla portata di chiunque ed in qualsiasi momento ).
Allora, cosa è possibile dedurre da quei dati Istat sul gioco? Intanto che non sono le regioni più ricche del Nord (la Lombardia è prima all’11º posto) a condurre la classifica, almeno nel gioco. La sorpresa del commentatore è comprensibile in quanto la sua premessa logica ma errata (non tiene conto dell’elemento più sostanziale, come emergerà dopo) è che dovrebbero essere quelle regioni con maggiori disponibilità economiche (del Nord) a mettere in gioco la maggiore quantità di cui godono.
È questa la spiegazione semplificante del senso comune (quella della psicologia) per cui ad una maggiore quantità di denaro disponibile (causa) segue inevitabilmente una maggiore possibilità di impegno dello stesso in gioco(effetto), per l’ulteriore espansione del gioco stesso (il denaro come fine ultimo).
Ma allora qual è la verità sul gioco, ludus o pathos che sia?
Per com-prendere ogni evento nella sua intimo significato (filosofico) è indispensabile prenderlo- insieme ad una verità inoppugnabile. È l’unica realmente tale non è forse quella di un tempo che scorre incessantemente per poi concludersi, che si tratti di un fiore, un animale, un umano, il tempo stesso? Così , solo tenendo conto che è questa verità universale, quella del tempo, a determinare tutte le altre, è possibile afferrare quella particolare del gioco.
Coerentemente con questa premessa e con quanto già affermato, ne consegue che anche il gioco è una dimensione temporale. Il suo significato, e quindi il motivo per il quale vi si ricorre, sta nella sua capacità di el-udere il tempo (prendersi gioco, in senso etimologico), nell’illusione di sospenderlo.
Allora cosa dice della persona che gioca, il gioco stesso? Che chi gioca lo fa in quanto turbato dallo scorrere del tempo che lo costringe, inconsapevolmente, ad accelerare, nell’ illusione di poter recuperare moltiplicando il tempo stesso e quindi di averne a disposizione in quantità sempre maggiore.
Quel turbamento è il risultato non della semplice con-statazione (ri-conoscimento) ma del pensare (negare) lo scorrere nel tempo, non-infinito per l’umano. Corrisponde a quella sorta di fisiologica inquietudine che accompagna l’accumularsi dei giorni alle nostre spalle e, contemporaneamente, di consumarsi davanti a noi. Quando questo lento perdere è segnato (ma anche solo percepito, pensato) da perdite più o meno irreparabili, quell’inquietudine diventa l’accelerazione ulteriore dell’angoscia. E la forma che questa assume, parlando del gioco, è quella della dipendenza (incremento delle occasioni e del tempo di gioco, nell’impossibilità di riuscire ad astenersene).
A questo condizionamento subentra, prima o poi, la fase della accelerazione disperata, segnata dalla dipendenza distruttiva di se stessi e degli altri (l’accanimento fino alla perdita economica patrimoniale ed affettiva).
In sintesi estrema si può dire che il gioco rappresenta solo uno di quei numerosi strumenti pret a porter (lavoro, attività sportive, lettura e studio -solo per pochi virtuosi ormai) che, per necessità o scelta, sospendono, illusoriamente, il tempo.
La sua potenza, rispetto agli altri mezzi, si fonda sulla finalità ultima del possibile guadagno economico che coincide, sempre illusoriamente, con l’espansione quantitativa del tempo, potenziata ulteriormente dalla tecnologia accelerante ed abbattente il tempo morto dell’attesa.
E quando questo espediente fallisce si è costretti, per angoscia e disperazione montanti, ad alzare il tiro cadendo così nella dipendenza e nella disperazione distruttiva.
Con queste argomentazioni in mano diventa possibile com-prendere la sorpresa della ludofilia ed il nuovo infelice primato degli abruzzesi e, più in generale, degli abitanti del centro sud, spalmati nelle prime 10 posizioni della classifica.
I dati ISTAT indicano che l’accelerazione è ormai diffusamente rappresentata nelle regioni italiane. Le regioni più ricche, benché accelerate, godono di maggiori alternative al gioco, telematico o meno, quali centri sportivi, sociali e culturali di quelle del centro Sud (dai dati ISTAT il Nord detiene da solo
Il 50% degli impianti sportivi, musei, biblioteche ed organizzazioni non profit).
Pertanto a Milano, piuttosto che a Napoli, Reggio Calabria o a Pescara, è più semplice trovare altri disponibili antidoti alla triade infernale di inquietudine/angoscia/ disperazione. Così si può continuare, più facilmente e velocemente ad e-ludere il tempo con altri anestetici ludici.

