Jacopo Sipari e Giuseppe Albanese “Czar” a Varna in Bulgaria

Il nuovo anno del direttore d’orchestra aquilano Jacopo Sipari di Pescasseroli inizia dal Teatro dell’Opera nazionale di Varna, in Bulgaria, dove in veste anche di direttore musicale, inaugurerà venerdì 30 gennaio alle ore 19, la nuova stagione sinfonica. Per questo prestigioso appuntamento, il brillante sovrintendente del teatro Daniela Dimova, ha inteso optare per un invito particolare, il pianista Giuseppe Albanese, per l’esecuzione di una pagina divenuta leggenda, il  Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in do minore, op. 18 di Sergej Rachmaninov. “Un debutto assoluto – ha rivelato il pianista – qui a Varna che mi vede totalmente sicuro della direzione di Jacopo Sipari di Pescasseroli, tanto trasformare questo Rach 2 in un nostro personale cavallo di battaglia, ovvero uno di quei concerti in cui probabilmente non abbiamo bisogno né io di guardare lui né lui di guardare me, sicuri come siamo dell'intesa che ci lega relativamente all'interpretazione di quest'opera.
È uno dei concerti più amati dal pubblico, il cinema ha preso a piene mani ben prima della moda del Rach 3, il concerto perfetto nella sua forma e nella sua unità, di forma e contenuto, nel senso che le idee sono espresse in forma ineccepibile e la macro-struttura e la micro-struttura e le micro-strutture del concerto sono tutte esemplari. Un concerto che ha una sua sussistenza particolarmente spiccata, ed è sempre molto emozionante pensare alla fuoriuscita di Rachmaninov dalla depressione che ha portato a questo profluvio di melodia. Un concerto la cui essenza potrebbe essere il μηδὲν ἄγαν, quel nulla di troppo, scolpito, secondo la tradizione, nel tempio di Apollo in Delfi”.  Per raccontare di questa gemma della letteratura pianistica, non possiamo evitare un riferimento al terribile fiasco della sua Prima Sinfonia, dovuto anche ad un’esecuzione di pessimo livello curata da un Aleksandr Glazunov in evidente stato di ubriachezza. Un tale insuccesso fu un vero e proprio colpo di grazia per il ventiquattrenne compositore che cadde in uno stato di profonda depressione e di totale sfiducia nelle proprie capacità creative che per circa tre anni gli impedì quasi del tutto di scrivere musica. Rachmaninov si lasciò convincere ad incontrare il dottor Nikolaij Dahl, uno psichiatra specializzatosi nelle tecniche dell’ipnosi. Il dottor Dahl tra l’altro era un grande appassionato di musica, suonava il violino e organizzava serate di musica da camera con colleghi medici e giovani studenti del Conservatorio; fu ben felice, quindi, di potersi occupare di Rachmaninov che salutò il ritorno alla creatività proprio con questo concerto a lui dedicato. Il concerto si apre con una serie di accordi possenti che determinano una sensazione di mistero; sono contrastati da un secondo tema più disteso. I due temi s’intrecciano con agilità alternando tonalità minore e maggiore, passando dal maestoso al cantabile. L’Adagio sostenuto è tra le pagine più conosciute di Rachmaninov, una struggente melodia eseguita via via dalle diverse sezioni dell’orchestra che racchiude gli interventi del solista e la sua cadenza. Sul delicato arpeggio del pianoforte sostenuto dagli archi, il flauto espone il dolcissimo tema, ripreso dal clarinetto e poi dal pianoforte in uno scambio di ruoli, quindi gli archi e l’intera che sfocia in una morbida dissolvenza conducente alle ultime note del pianoforte che chiudono il movimento. Finale con l’Allegro Scherzando agile e scanzonato che alterna brio e malinconia in un fitto dialogo tra solista e massa orchestrale.