L'accoglienza degli Scannesi si manifestò con l'ebreo Beniamino Sadun e con altri 

Tutto iniziò in Italia col Regio Decreto Legge del 17 novembre 1938  n. 1728 dal titolo - Provvedimenti per la difesa della razza italiana. Nell’art.10 recitava: “I cittadini italiani di razza ebraica non possono prestare servizio militare in pace e in guerra”, nonostante che lo stesso Mussolini qualche anno prima avesse affermato che “L’antisemitismo non esiste in Italia… Gli ebrei italiani si sono sempre comportati bene come cittadini, e come soldati si sono battuti coraggiosamente”. Dimenticò, per seguire Hitler, che in tanti avevano partecipato alla “Marcia su Roma” 
Secondo il censimento del 1938 il numero degli Ebrei italiani era di 47.252. In Abruzzo e Molise solo 138.
Dal carcere dell’abbazia di Santo Spirito al Morrone nell’ottobre del 1943, partì il primo treno per il campo di sterminio di Dachau con circa 400 detenuti. Molti di loro non fecero più ritorno a casa, eliminati nelle camere a gas.
Chi potè si rifugiò in casolari o cercò accoglienza nei paesi di montagna.
Sappiamo, dalle ricerche del prof. Mario Setta, che cercò riparo a Scanno l’Ebreo Beniamino Sadun, che, con la madre, stava fuggendo verso sud, dopo l’8 settembre 1943. Alla stazione di Aversa-Villalago -Scanno s’incontrò con Carlo Azeglio Ciampi.
Così Sadun raccontò quell’incontro: «Ho incontrato casualmente Ciampi alla piccola stazione di Anversa. Eravamo molto amici con la famiglia Ciampi, a Livorno. Io sono nato il 14 gennaio 1917, e sono più grande di quasi quattro anni di Carlo. Da piccoli andavamo a passare le vacanze allo stabilimento balneare Acquaviva di Livorno. Carlo era più legato a mio fratello Elvio, mentre io ero più amico di Pinino, il fratello di Carlo; ma quando ci siamo incontrati in quell’occasione drammatica, ad Anversa, siamo stati molto vicini l’uno all’altro. Mio padre era ingegnere ed aveva fondato una impresa edile con sede a Livorno e a Roma. Dopo l’8 settembre 1943, io mi trovavo a Roma, e lavoravo nella società di mio padre, che era deceduto nel 1936. Tutta la mia famiglia fu sconvolta a causa delle leggi razziali». 
Carlo Azeglio Ciampi (già Presidente dell’Italia), in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria di Scanno, disse: «Giunsi in questo paese,  dopo l’8 settembre 1943 quasi per caso, e il caso si impersonò nell’amico Nino Quaglione. Vi giunsi dopo aver provato, come tanti giovani militari, l’amarezza della dissoluzione dell’esercito, l’umiliazione della disfatta, la rabbia perché non ci era stato dato modo di reagire… […] Nel silenzio di queste montagne, si avviò un dialogo, una riflessione in primo luogo all’interno di noi stessi, con le nostre coscienze. Ci ponevamo la domanda sul come ritrovare il fondamento del vivere civile. Riconquistammo la serenità nei nostri animi a mano a mano che acquisimmo la consapevolezza intima dei valori alla base della vita di una collettività: in primo luogo la libertà, interpretata e applicata nel quadro del vivere in comune, il rispetto cioè della libertà e dei diritti degli altri come condizione per rivendicare la libertà e i diritti propri. Rinacquero in noi il sentimento dei valori che uniscono una comunità, che ne fanno un tutt’uno, i valori delle tradizioni, della cultura comune, tutti quegli elementi che costituiscono la Patria, le nostre radici, la terra dei nostri padri. Patria è una parola che non dobbiamo avere esitazione a pronunciare con orgoglio. Se fummo capaci di ritrovare i punti cardinali di riferimento, di riconquistare la serenità dell’animo, di fare le conseguenti scelte e di perseguirle  con determinazione, di sentirci di nuovo parte viva di una società di uguali, ciò fu dovuto al clima umano che respirammo in queste montagne, in questa terra d’Abruzzo. Una popolazione povera, provata da anni di guerra, semplice ma ricca di profonda umanità, accolse con animo fraterno ogni fuggiasco, italiano o straniero; vide in loro gli oppressi, i bisognosi, spartì con loro “il pane che non c’era”; visse quei mesi duri, di retrovia del fronte di guerra con vero spirito di resistenza, la resistenza alla barbarie».
Da Roma Carlo Azeglio parti, con Pasquale Quaglione, alla volta di Scanno su una tradotta che andava a Pescara, Ciampi e Quaglione si erano accordati con il macchinista, in modo che il treno rallentasse alla stazione di Anversa-Villalago-Scanno ed avere quindi la possibilità di scendere dal treno in corsa, senza serie conseguenze. Cosa che avvenne felicemente. Ma, alla stazione di Anversa degli Abruzzi, inaspettatamente, Ciampi trova un amico di Livorno, sua città natale, che con la madre sta cercando di raggiungere Napoli, seguendo la linea ferroviaria Sulmona-Carpinone-Napoli. E’ l’amico ebreo  Beniamino Sadun.
La generosità degli Scannesi si manifestò in questo periodo di guerra e di persecuzione. A Scanno era confinato anche il filosofo Guido Calogero.
Nei giorni scorsi le cronache dei giornali locali hanno riportato la notizia di Daniel Greenstadt che con la sua famiglia dall’Oregon era arrivata a Scanno per conoscere e ringraziare i familiari di Serafina Del Fattore, che aveva dato protezione alla madre (allora bambina), agli zii e alla nonna che da Anzio si rifugiarono a Scanno per sfuggire alle leggi razziali.
Dopo la guerra, la nonna, la madre e gli zii di Daniel, in gran parte originari della Polonia, emigrarono negli Stati Uniti. La madre tornò a Scanno nel 1974 per dire “grazie” a Serafina, quando Daniel aveva dieci anni. Daniel è tornato a Scanno con la figlia adolescente per farle conoscere i protagonisti di un gesto di salvezza e di grande umanità.
Questi fatti vanno raccontati oggi, giornata della memoria, per farli conoscere alle nuove generazioni, perché siano di esempio.