OGGI, FESTA DI SANT’AGNESE, GRAN FINALE DEL “PIANETA MALDICENZA” A L’AQUILA 

Gran finale oggi, 21 Gennaio, a L’Aquila del “Pianeta della Maldicenza” per la festa di Sant’Agnese. Sarà la giornata quando a cena centinaia di congreghe di amici o colleghi si ritroveranno per celebrare le annuali elezioni dei più maldicenti. 
Prima del rito popolare, alle 16, nell’Auditorium del Parco del Castello, ci saranno le premiazioni del concorso di pittura “Gli artisti per Sant’Agnese” con le successive premiazioni.
Con la conduzione di Vanni Biordi, verrà consegnato il Palio di Sant’Agnese alla congrega abbinata all’opera vincitrice. Verranno, a seguire, attribuiti i premi Agnesino 2026 “Ludovico Nardecchia”, il premio “Luigi Marra”, il premio sezione Giovani “Luciana Cucchiella” e il premio “Franco Villani”. 
A seguire, a conclusione della ventunesima edizione, la municipalità offrirà a tutti un brindisi caldo preparato dall’Ana - Gruppo Alpini “Michele Iacobucci” dell’Aquila e dolci e salati di Sant’Agnese preparati dal Club Devote di Sant’Agnese e dalla Congrega Amici di Zeppetella di Tornimparte oltre al Dolce di Sant’Agnese realizzato dagli studenti dell’Istituto Alberghiero. 
In occasione dell’intero festival è stata diffusa un'artistica cartolina con scatto d’autore del quattordicesimo Concorso fotografico “Ricostruendo”, intitolato ad Amedeo Esposito. La cartolina quest’anno mostra un’immagine del compianto fotografo aquilano Maurizio Pettine, da poco scomparso.
Il "Pianeta Maldicenza" non è una festa del gossip ma un "festival" della critica sincera e costruttiva nella tradizione tutta aquilana della Sant'Agnese. Nel week-end che precede il 21 gennaio, ricorrenza di Sant'Agnese, si tiene all'Aquila, da qualche anno, una manifestazione per ricordare e celebrare l'antico costume cittadino di parlare liberamente, coraggiosamente e francamente di tutto e di tutti, appunto nel giorno di Sant'Agnese (il culto della santa, dunque, non c'entra nulla).
Si "dice il male", non "si dice male", in un clima di satira mordace mai pettegola, mai diffamatrice, mai calunniatrice.
La manifestazione si è articolata in più giornate: in una di queste, in teatro, sono stati presentati al pubblico, alla giuria artistica e alla giuria popolare componimenti in poesia e prosa, lingua e vernacolo su questioni d'interesse cittadino, scritti con il cuore e con la mente della parresia socratica. Nella altre giornate si sono tenuti convegni, relazioni e dibattiti intorno a problemi di rilevanza nazionale. Si è affrontato con la tipica maldicenza aquilana un tema generale. Infine, si acclama l'"Agnesino" dell'anno in una festa popolare di tono "asburgico" nel cortile del Palazzo comunale, con premiazione del vincitore da parte del Sindaco.
È avvolta quasi nel mistero l’origine della tradizione, tutta aquilana, di celebrare il 21 gennaio, giorno di Sant’Agnese, la festa delle malelingue. Di santo c’è solo il nome della martire cattolica uccisa nel 305 d.C. con un colpo di spada alla gola, la festa è invece fortemente laica. Lo è nell’usanza popolare di confraternite storiche o create ad hoc, che il 21 sera si riuniscono a cena per assegnare ad amici cariche da “pettegoli” (lavannara, lima sorda, recchia fredda, solo per citare le più note). Laico è soprattutto il Festival della Maldicenza che celebra la libertà di parlare, anche male.
E se l’origine della festa è incerta, forse collegata al monastero di Sant’Agnese, sorto nella metà del XIV secolo a ridosso delle mura settentrionali, che ospitava le malmaritate e le serve che raccontavano “coram populo” vizi e virtù dei nobili, storicamente più definito è l’uso aquilano della maldicenza. Come spiega il giornalista Amedeo Esposito, «A L’Aquila seria era la maldicenza quando si sostituiva all'insofferenza, se non alla ribellione al potere. Che però veniva repressa con rigore, con l'editto del 1430, con cui si comminava a popolani e nobili "l'esilio perpetuo ed il taglio della lingua a chi arringasse contra l'indizione della festa del perdono di Celestino V"». E nei primi del '900, inoltre, le agapi (i pranzi secondo la tradizione cristiana) del 21 gennaio, di popolani, borghesi e nobili, erano spesso incontri di critica e protesta di stampo anticlericale e anarchico-massonico. Motivi per i quali durante il Ventennio fascista furono rigorosamente vietate.