World Pizza Day, tra tradizione e futuro

Il World Pizza Day si celebra il 17 gennaio, una data legata a Sant’Antonio Abate, tradizionalmente considerato il protettore dei pizzaioli e di tutte le professioni legate al fuoco. La ricorrenza richiama antiche tradizioni popolari, soprattutto nel Sud Italia, dove in suo onore si accendono grandi falò. La Giornata mondiale della pizza è stata istituita nel 2018 dall’Associazione Verace Pizza Napoletana per celebrare il riconoscimento dell’arte del pizzaiuolo napoletano come patrimonio immateriale dell’umanità UNESCO. In altri Paesi, come gli Stati Uniti, la pizza viene celebrata in date diverse.
Un evento che sarà festeggiato anche in Lombardia. Brescia c’è infatti la Pizzeria San Ciro, gestita dallo chef napoletano Ciro di Maio, noto per il suo impegno nel sociale: ha insegnato l’arte bianca nelle carceri di Brescia, aiuta il locale canile portando l’acqua avanzata al ristorante in una ottica anti-spreco e da sempre è in prima linea nell’aiutare gli svantaggiati che vogliono diventare pizzaioli per uscire dalla povertà. Venerdì chef Ciro accoglierà tutti i suoi clienti, omaggiandoli con assaggi della Pizza Margherita.

«Il World Pizza Day non è solo una ricorrenza simbolica, ma un momento per fermarsi e riflettere su cosa rappresenta davvero la pizza per la nostra cultura», spiega Chef Ciro di Maio. «Il 17 gennaio celebriamo Sant’Antonio Abate, il fuoco, il forno e il lavoro quotidiano dei pizzaioli: un mestiere fatto di gesti antichi, rispetto delle materie prime e responsabilità verso chi si siede a tavola. In questo contesto la Margherita resta il cuore di tutto. È la pizza più semplice solo in apparenza, ma anche la più difficile da realizzare bene: impasto, pomodoro, fiordilatte e basilico non ammettono scorciatoie. La Margherita racconta l’identità della pizza italiana ed è ancora oggi la più amata. Per questo, nel giorno del World Pizza Day, ho deciso di offrire ai miei clienti tranci di Margherita: un gesto concreto per ringraziarli e per ribadire che l’eccellenza nasce spesso dalle cose più essenziali».
Ricordiamo che nel Belpaese la pizza non è soltanto un simbolo identitario, ma un vero e proprio comparto industriale diffuso, capace di generare numeri da grande filiera economica. 
Un sistema capillare che vale complessivamente 12 miliardi di euro di fatturato annuo e dà lavoro a circa 200 mila addetti. Ogni giorno in Italia vengono prodotte otto milioni di pizze, che diventano 2,3 miliardi nell’arco di un anno, a conferma di un’abitudine alimentare profondamente radicata nella quotidianità degli italiani.
Anche i prezzi raccontano la trasversalità di questo prodotto: si va dai 2-3 euro della pizza acquistata in panetterie e gastronomie, ai circa 5 euro della pizza al taglio o da asporto, fino ai 10-12 euro richiesti mediamente nelle pizzerie tradizionali e nei ristoranti. Un’offerta ampia che intercetta pubblici, occasioni di consumo e fasce di spesa molto diverse.
Sul fronte dei consumi, ogni italiano mangia in media 7,6 chili di pizza all’anno. Un dato inferiore a quello degli Stati Uniti, dove il consumo pro capite sale a 13 chili, e del Canada con 7,5 chili, ma superiore a quello di Spagna, Francia e Germania, che si attestano poco sopra i 4 chili annui. Resta però saldissimo il legame culturale: la pizza Margherita, che compie 126 anni, è ancora oggi la preferita da un italiano su due.
Non è un caso che il 40 per cento dei consumatori sia convinto che una buona pizza dipenda soprattutto “dalla mano che la fa”, più ancora degli ingredienti o delle tecnologie utilizzate. Un riconoscimento esplicito al ruolo dell’artigianalità, del sapere umano e dell’esperienza del pizzaiolo, elementi che continuano a fare la differenza in uno dei settori più rappresentativi del Made in Italy alimentare.