CANILE DI SULMONA: ASSOCIAZIONI CONTRO IL COMUNE

Una diffida al Comune di Sulmona per chiedere “l’immediata sospensione e l’annullamento in autotutela della procedura avviata per l’affidamento del servizio di ricovero, custodia e mantenimento dei cani randagi, prevista in regime esternalizzato a partire dal primo gennaio 2026”.
A presentarla formalmente sono Lndc Animal Protection e Lav, secondo cui “gli atti adottati dall’amministrazione comunale presentano gravi profili di illegittimità, tali da mettere seriamente a rischio il benessere degli animali e da compromettere l’interesse pubblico rispetto a un servizio essenziale”. In particolare, le associazioni denunciano la “totale assenza di standard qualitativi minimi vincolanti relativi alla gestione del canile, al personale, alla cura sanitaria, alla pulizia, all’arricchimento ambientale, alla gestione comportamentale e ai controlli sul benessere animale.
Una mancanza gravissima – dicono – che rende il servizio di fatto non verificabile e apre la strada a gestioni inadeguate e potenzialmente lesive per gli animali ospitati”. Ulteriori criticità, secondo Lndc e Lav, riguardano la “modifica postuma delle regole di gara”, condotta che “altera la concorrenza e compromette la legittimità dell’intera procedura”. Segnalata “l’incongruità dell’importo economico previsto, drasticamente ridotto rispetto agli affidamenti precedenti e incompatibile con il rispetto degli standard minimi di benessere animale”. “Particolarmente grave” anche la “mancata tutela del diritto di prelazione delle associazioni protezionistiche”. A ciò si aggiunge la “reiterazione di affidamenti e proroghe senza evidenze pubbliche sulla qualità di servizio svolto e controlli effettuati”. “La gestione del randagismo e dei canili – dichiarano Lndc e Lav – non può essere affrontata come una semplice questione contabile e finanziaria. Si tratta di un servizio pubblico fondamentale che coinvolge esseri senzienti e richiede competenza, trasparenza, risorse adeguate e controlli rigorosi. Qualsiasi scorciatoia amministrativa si traduce in sofferenza per gli animali e in un danno per la collettività”. (ANSA)