XXXVII Giornata nazionale di sensibilizzazione per il sostentamento del clero

Domenica 21 Settembre 2025

Nel cuore dell’Abruzzo, alle falde della Maiella e nella Valle Peligna, la comunità di Popoli riscopre la gioia dell’amore fraterno e la forza di un Vangelo che si fa vita concreta grazie al ministero di due sacerdoti che portano avanti insieme la missione della Chiesa: don Gilberto Uscategui Restrepo, parroco di San Lorenzo Martire e Santa Maria della Pace, e don Francesco Romito, giovane viceparroco.
Don Gilberto è a Popoli da pochi anni, ma il suo sorriso è già diventato un punto di riferimento. Per lui parlano trentaquattro anni di sacerdozio, vissuti con uno spirito di servizio che conquista tutti. Quando ha lasciato Sulmona, i suoi ex parrocchiani gli hanno regalato una bicicletta. Un simbolo perfetto per il suo ministero: sempre in movimento, sempre tra la gente. 
Accanto a don Gilberto, il cammino della comunità è arricchito dalla presenza di don Francesco Romito. Classe 1993, porta sulle spalle una vocazione maturata attraverso prove dolorose e un incontro personale con Cristo che ha trasformato la sua vita. Dopo una difficile malattia e un’esperienza di sofferenza che lo avevano allontanato da Dio, un evento di grazia ad Assisi gli ha restituito la fede e la forza della chiamata. Da allora, il suo cammino sacerdotale è diventato segno di rinnovata speranza, specialmente per i giovani e per chi attraversa momenti di smarrimento. Oggi, oltre al servizio parrocchiale, svolge anche il ruolo di archivista diocesano e di referente del Sovvenire.
"La gioia più grande è la fraternità –confessa don Gilberto a Giovanni Panozzo nel video “Guardate come si amano” su https://www.unitineldono.it/le-storie/tra-i-monti-dellabruzzo-due-preti-speciali/ –. Lavorare con don Francesco per me è una grazia. La nostra collaborazione rende concreto quello che dice il Vangelo: 'amatevi gli uni per gli altri'. È questo il nostro primo biglietto da visita". 
 Preti come don Gilberto e don Francesco non si rivolgono solo ai più abbandonati ma ad ognuno di noi. Quotidianamente ci fanno spazio, ci offrono il loro tempo, dividono volentieri un pezzo di strada e ascoltano le nostre difficoltà. Si affidano alla generosità delle comunità per essere liberi di servire tutti, senza dover pensare al proprio sostentamento. Per richiamare l’attenzione sulla loro missione, torna domenica 21 settembre la Giornata nazionale di sensibilizzazione per il sostentamento del clero celebrata nelle parrocchie italiane. 
I sacerdoti, oggi più che mai, rappresentano una risorsa fondamentale. Sono annunciatori del Vangelo nella concretezza della vita quotidiana, artigiani di relazioni autentiche, punti di riferimento per famiglie in difficoltà, anziani soli, giovani disorientati o in cerca di lavoro. Con discrezione e tenacia, offrono tempo, energie e ascolto costruendo reti di solidarietà e accompagnando percorsi di fede e rinascita.
“La Giornata Nazionale - spiega il responsabile del Servizio Promozione per il Sostegno Economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni – richiama l’attenzione sull’importanza della missione dei sacerdoti, sulla bellezza del loro servizio e sulla corresponsabilità richiesta alla comunità cattolica. È un’opportunità per esprimere gratitudine verso uomini di fede, speranza e prossimità, che ogni giorno offrono la loro vita per il bene delle comunità. Sostenerli non è solo un atto economico, ma un segno concreto di appartenenza e partecipazione ecclesiale”.
Spesso si crede, erroneamente, che l’obolo domenicale sia sufficiente a garantire il sostentamento del clero. Ma in molte realtà, queste risorse non coprono il necessario. “Fa riflettere il fatto che oggi le offerte deducibili a favore dell’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero (ICSC) – aggiunge Monzio Compagnoni - coprono meno del 2% del fabbisogno annuale complessivo. Dietro ogni sacerdote c’è una vita interamente dedicata agli altri. E ogni offerta, anche la più piccola, è un modo per dire ‘grazie’ e sostenere concretamente i nostri preti, permettendo loro di continuare ad essere presenza operosa nelle parrocchie”.
 Questa dedizione si riflette bene nella testimonianza di don Francesco, sacerdote da poco più di un anno. Cresciuto a Castel di Sangro, tra studio e lavoro nella piccola azienda di famiglia, ha imparato presto la fatica quotidiana. A diciannove anni entra in seminario, ma un’operazione d’urgenza per asportare calcoli al fegato e alla cistifellea lo porta a lungo a interrogarsi su Dio, fino a vivere anche un periodo di lontananza dalla fede.
“L’intervento andò male – spiega don Francesco – perché mi tagliarono un ramo della vena porta e nell’arco di una notte persi quattro litri di sangue, al punto che stavo morendo. Mi trasfusero subito altrettante sacche di plasma ma, incredibilmente, di un gruppo sanguigno sbagliato. Sembrava mi restassero pochissimi giorni di vita, mi davano quasi per spacciato. Dov’è Dio in quei momenti? Quella era la domanda che mi risuonava dentro. Nutrivo una rabbia profonda contro il Signore, un sentimento che mi ha tenuto lontano da Lui per circa quattro anni”.
Poi, un incontro inatteso cambiò tutto. Durante una gita parrocchiale ad Assisi, mentre attraversava la folla di un concerto, il sacerdote vide un clochard – ex scienziato del CERN, come gli aveva raccontato – insieme a un prete che gli medicava le ferite. “Ad un tratto – conclude - entrambi si girarono e i loro sguardi si posarono su di me, come se in mezzo a migliaia di persone fossi l’unico che stavano guardando. In quell’istante sentii che era Gesù stesso a incontrarmi”.
Da allora la storia di don Francesco si intreccia con quella della comunità di Popoli, dove, insieme a don Gilberto, si dedica a costruire legami, a condividere fatiche e speranze, a riaccendere la vita della gente. La loro è un’espressione concreta di ciò che la Giornata Nazionale vuole ricordare: sostenere i sacerdoti significa garantire a ogni comunità la possibilità di avere guide capaci di accompagnare, con discrezione e dedizione, i cammini della fede e della vita. 
 Le offerte deducibili, istituite con la revisione del Concordato, oltre quarant’anni fa, rimangono ancora oggi uno strumento poco conosciuto e sottoutilizzato. Nel 2024, secondo i dati diramati dal Servizio promozione sostegno economico CEI, le offerte raccolte, pari a 7,9 milioni di euro, hanno contribuito al sostentamento di circa 31.000 sacerdoti attivi nelle 226 diocesi italiane, inclusi 250 fidei donum – missionari in Paesi in via di sviluppo – e circa 2.500 sacerdoti anziani o malati che, pur avendo concluso il loro ministero, restano testimoni di una vita spesa per il Vangelo. L’ammontare raccolto, pur significativo, resta però lontano dai 522 milioni di euro necessari a garantire una remunerazione dignitosa – attorno ai 1.000 euro mensili per 12 mesi – a ciascun presbitero. Attraverso il sito www.unitineldono.it, è possibile effettuare una donazione in modo sicuro e semplice. Chi lo desidera, può anche iscriversi alla newsletter mensile per ricevere aggiornamenti e scoprire storie vere di sacerdoti e comunità che, da nord a sud del Paese, rendono visibile il volto della Chiesa che ama, accoglie e accompagna.