Omaggio al grande poeta gallese Dylan Thomas
a novant’anni dalla nascita
Padre del nostro concittadino Thomas

di M. Antonietta Mancini

Un libro di "Poesie" di Dylan Thomas, poeta inglese, nato a Swansea ne Galles nd 1914 e morto a NewYork nel 1953, è uscito con il Corriere della Sera del 19 Luglio scorso, per la serie "La grande poesia".
L'interesse al testo di questo poeta, che nella letteratura inglese della prima metà del Novecento è stato l'iniziatore di una nuova poesia, scaturisce anche dalla curiosità di conoscere meglio il famoso padre di Colm Thomas, che da diversi anni vive in un villino a Villalago Riviera, in riva al Lago di Scanno.
Come Colm vive vicino all'acqua, sulle sponde del lago, così il celebre Thomas, nei suoi versi, coinvolge in un processo creativo tutta la natura sul solco dell'onda di un fiume, di un lago, del mare.
Il nome stesso "Dylan" in gaèlico ha il significato di "mare" e "Marlais", suo secondo nome, equivale a "corso d'acqua".
Figlio di un professore d'Inglese, ben presto egli diviene poeta, il poeta visionario dell'infanzia felice, a contatto con la natura. In Fern Hill, il Colle delle felci, il poeta trentacinquenne rievoca quella parte della sua vita... “quand'ero giovane e semplice sotto i rami del melo / nella casa sonora e felice essendo l'erba verde, / la notte radiosa di stelle sulla vallata, / il tempo mi lasciava urlare a festa / ...Nel sole che è giovane una volta, / il tempo mi lasciava giocare.
Già a 24 anni Dylan Thomas è considerato uno dei maggiori poeti contemporanei della letteratura inglese. In America, dov'era stato quattro volte per dei tours letterari, fin dal 1950 diviene un mito. In suo onore Bob Dylan avrebbe scelto il suo nome d'arte. Giganteggia negli Anni Settanta. La beat generation predilige le sue poesie, per l'intensità della visione allucinata affine al surrealismo.
Thomas è un nuovo Rimbaud, ama la vita libera, di bohème. Comprende che una nuova poesia esige delle forme nuove. Creatore di visioni e di metafore, egli sfugge alla logica, alla razionaIità e come Rimbaud si fa "veggente", artefice della parola, alchimista.
I temi della sua poesia, che vanno dalla vita alla morte, sono un'associazione di immagini che si congiungono, si contraddicono, si distruggono in un metodo dialettico che è costante edificare e demolire. "Ogni sequenza della mia immagine dev’essere una sequenza di creazioni, ricreazioni, distruzioni, contraddizioni. Dall'inevitabile conflitto delle immagini cerco di costruire quella pace momentanea che è una poesia".
L'Io, la soggettività, si annulla nella natura che non è diversità, ma un continuum biologico che pervade l'uomo. In tal modo la nascita e la morte sono risolte in una concezione panteistica.
Vision and Prayer rinnova il genere poetico figurato di George Herbert e di Apollinaire dei Calligrammes. Per formare una losanga, il testo inizia con una sillaba, in un crescendo di versi arriva a sei sillabe, per poi decrescere fino a concludersi con un verso monosillabico. Altri testi formano un calice, una pisside, una clessidra. E' il suo un genere di poesia delirante, che nel processo di creazione e distruzione febbrile trova associazione con la sua vita annientata tragicamente nel'alcool a soli trentanove anni.